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"Meglio vedere che sentire", proverbio Saharawi

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In evidenza "Meglio vedere che sentire", proverbio Saharawi
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Il Sahara Occidentale, una terra contesa da 40 anni

E' stato un lungo viaggio di circa 800 chilometri, con tappa intermedia a Essaouira, e lungo una costa affascinante stretta fra oceano e deserto, quello che da Marrakech ci ha portato nel Sahara Occidentale.
Il nostro Virgilio, quello che ci aperto tutte le porte delle residenze ufficiali come delle abitazioni private, è stato Kamal Akridiss, membro dell'Association Internationale pour la Sub-Saharienne e collaboratore della Wilaya (prefettura) di Laayoune . La sua visita nel mese di gennaio a Trento aveva posto le basi per una missione conoscitiva di alcuni membri di DSF in una terra contesa da ormai 40 anni. Da un lato il Fronte Polisario, rappresentante del popolo Saharawi che ha dichiarato l'indipendenza del territorio proclamando la Repubblica Democratica Araba Saharawi, dall'altro il Marocco, che occupa l'area nel 1975, in seguito alla decolonizzazione spagnola e che ancora la controlla.
Molti (la maggior parte) dei Saharawi ripararono nel sud dell'Algeria in seguito all'occupazione marocchina, e tuttora vivono nei campi profughi nei pressi di Tindouf. Molti altri vivono nel territorio occupato, dove sono integrati nella comunità marocchina rivestendo anche importanti cariche istituzionali.

A Llayoune, la capitale della regione, abbiamo trascorso 2 giorni molto intensi, ricchi di visite, incontri e sorprese.
Un incontro istituzionale emblematico della complessità della situazione è stato quello con il Wali Yahdih Bouchaab: già rappresentante del Fronte Polisario a Parigi, è poi entrato nei ranghi dell'amministrazione marocchina come ambasciatore in Svezia e Norvegia. Attualmente appunto il Wali è delegato del Re, piò o meno un nostro prefetto- nella regione di Layoune. Con un certo giustificato orgoglio ci ha illustrato la situazione di grande sviluppo dell'area, uno sviluppo attento anche all'ambiente e ai problemi energetici. Ha anche sottolineato più volte come gli investitori stranieri siano i benvenuti, dato che vengono offerte loro condizioni particolarmente favorevoli e infrastrutture modernissime.
Anche il giovane sindaco di El Marsa (il porto di Laayoune), Badr el Mousaoui ci ha illustrato con orgoglio il recente ma importante sviluppo della sua città.
Abbiamo incontrato inoltre alcune associazioni, delle quali fanno parte sia marocchini che saharawi.
La Commissione regionale per i diritti umani si occupa di detenuti, donne, persone con handicap, bambini abbandonati e reinserimento di ex detenuti.
Il Sahara Media Center si occupa dello sviluppo mediatico, sanitario, economico e culturale della zona; lo scopo è quello di far conoscere la cultura Saharawi e soprattutto la causa del sud del Marocco, testimoniando una realt? positiva di sviluppo e tranquillità.
L'Association Laayoune pour le dèveloppement solidaire si occupa di progetti per lo sviluppo in particolare per l'agricoltura, l'allevamento, le erbe medicinali e i profumi. L'associazione presta una particolare attenzione a disoccupati e donne, che spesso incontrano difficoltà a commercializzare i loro prodotti anche di qualità.
Sempre con l'attenta e sapiente guida di Kamal abbiamo visitato anche impianti industriali e infrastrutture: un modernissimo impianto di desalinizzazione, che provvede interamente alle necessità di Llayoune e El Marsa, uno scenografico impianto eolico che svetta nel deserto, uno stabilimento della Italcementi, una cooperativa di lavorazione di latte di mucca e di cammella, e soprattutto il modernissimo porto industriale e commerciale di El Marsa con annessa fabbrica del pesce, dove fra l'altro viene lavorato quello che arriva sulle nostre tavole in scatolette di note marche italiane. Tutte strutture all'avanguardia, dove sono grandi l'attenzione all'ambiente, al riciclo e al risparmio energetico.
E abbiamo concluso davvero in bellezza, nel senso più stretto del termine, con la visita alla scuola elementare El Masira al Khadra : un edificio non nuovissimo ma pulito e ben tenuto, bambini bellissimi come tutti i bambini, intenti sui loro quaderni, direttore, maestre (fra cui la mamma di Kamal) e maestri orgogliosi dei loro bimbi e della loro scuola.
Ma dicevamo che Kamal-Virgilio ci ha aperto anche le porte di abitazioni private: la sua, in effetti, dove siamo stati accolti dai genitori e dal fratello con grande calore, e con cene sontuose che ci hanno permesso di assaggiare l'autentica cucina marocchina.
Alla fine di queste giornate intensissime abbiamo portato a casa molti spunti di riflessione, moltissime domande e poche certezze. Fra queste, il Marocco è un paese bellissimo che sa offrire una calda ospitalità!

 

          


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