log in
          

"Non sono d'accordo con quello che tu dici, ma darei la vita per difenderlo"

  • Letto 3884 volte
Vota questo articolo
(6 Voti)

"Non sono d'accordo con quello che tu dici, ma darei la vita per difenderlo"

7 gennaio 2015. E' accaduto ancora.

Riproviamo la stessa impotenza, lo stesso disorientamento, lo stesso sgomento provati l'11 settembre 2001.Questa volta però l'obiettivo ci pare ancora più angosciante: certamente non è un caso che sia stata scelta Parigi, che sia stata scelta la redazione di un giornale. Difficile dare voce a un commento, troppo facile rischiare di unirsi al coro dei vari opinionisti. Nelle ore successive all'attentato abbiamo ricevuto tanti messaggi di amici che sono in questi giorni a Parigi, che volevano rendere partecipe l'Associazione del dramma accaduto, ma che soprattutto volevano comunicarci la forza, la capacità di reazione dei Francesi. Tra tutte le comunicazioni facciamo nostra la riflessione scritta a caldo da una giovane studentessa, che ha trascorso un periodo di studio a Parigi. Condividiamo il suo sentimento di compassione. Come docenti avvertiamo ancora di più l'urgenza di educare ad un pensiero libero e critico, la necessità di sostenere il ruolo della scuola nel formare cittadini capaci di costruire una società multiculturale e di attivarsi affinchè la libertà di ognuno sia vincolata dal rispetto della libertà dell'altro.
Una matita è stata spezzata, ma tantissime altre, come quella della giovane autrice di questa riflessione, possono e devono tracciare, con libertà d'espressione, disegni di convivenza nella pace e nel rispetto reciproco, oltre le frontiere del pregiudizio e della censura.
"Libertè, fraternitè, egalitè " tre semplici parole che durante la Rivoluzione francese sono diventate ideali per cui è valsa la pena morire. Allora come ora.

Grazie Costanza, abbracciamo Parigi con te.

...Non ho intenzione di parlare di islamismo, terrorismo, fanatismo e di tutti quei paroloni scomodati da menti, improvvisamente pensanti, ieri. Non ho intenzione di spendermi in dietrologie e complottismi, pur essendomi fatta una qualche opinione al riguardo. Non ero una lettrice abituale di Charlie Hebdo. Non sono abbastanza informata per azzardare analisi sulla questione islamica in territorio francese. E se non conosco, tendenzialmente, taccio... Voglio parlare dell'unica cosa che mi sento di conoscere e che mi spinge a scrivere. La compassione. Nella sua accezione nobile e antica di condivisione umana del dolore e del desiderio di alleviarlo. Fino a tre settimane fa vivevo a Parigi. Non è facile spiegare a chi non ha mai avuto l'occasione di passarci del tempo, qualcosa che si può cogliere respirando l'aria di certi suoi luoghi.
Parigi, per me, è, ed è sempre stata, la libertà che guida il popolo. Un faro.
è una città storicamente battagliera e appassionata, le cui strade parlano dei suoi trionfi e ferite, che si staglia orgogliosa e sufficientemente sprezzante agli occhi dei passanti inconsapevoli, incutendo un timore reverenziale. è una città che, a prescindere dal peso di una certa economia moderna, ha avuto cura della sua essenza fondante, in una strenue difesa della cultura in ogni sua forma.
"Non sono d'accordo con quello che tu dici, ma darei la vita per difenderlo" che sia effettivamente una citazione di Voltaire o no, mi sembra che esprima efficacemente ciò che è realmente successo ieri. La satira è una delle forme più immediate, scomode, d'impatto per ribadire l'importanza del pensiero individuale, mettendo tutto in discussione per rinnovare l'invito alla discussione, al capire e non subire qualcosa di imposto e ben confezionato .... Ieri sono morti degli uomini che avevano scelto, semplicemente, di credere in questo. Che conoscevano la pericolosità della propria matita, ma hanno deciso innanzitutto di difenderne il suo valore profondo. Parigi è stata attaccata al cuore. E a me, istintivamente, viene da abbracciare tutto il resto del suo corpo, ora più che mai malconcio e acciaccato, fatto da quelle persone che ieri erano a manifestare a Republique. Non sono abbastanza informata per azzardare analisi sulla questione islamica in territorio francese. Ma sono, innanzitutto, un essere umano che crede in maniera viscerale nel significato del lavoro che quelle persone stavano facendo quando sono state barbaramente uccise.

Sarebbe bello che di fronte all'attentato al simbolo di ciò che di più sacro abbiamo, la capacità di pensare, prima di rispolverare filosofi, politologi, sociologi e via dicendo, ci si ricoprisse, innanzitutto, esseri umani.
Parigi bella, per quel che vale, ti abbraccio forte.

          


Log in - Area Riservata

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.