log in
          

Focus 2 - Chi è l’altro?

Vota questo articolo
(0 Voti)

Chi è l’altro? Chi è l’altro per me e chi sono io per lui? 

Che ruolo gioca l’alterità̀ nel mio sviluppo, nel mio modo di agire e sentire?
E perché́ riconoscere ed essere riconosciuto è di vitale importanza per il benessere dell’Io?
La prima cosa su cui riflettere è la considerazione che la diversità va vista ed intesa non come differenza e separazione, bensì come distinzione e complementarietà. Emerge, infatti, la differenza, quando si osservano persone e situazioni dal di fuori, tramite le lenti deformanti dei pregiudizi individuali e degli stereotipi collettivi: il senso di separazione ne costituisce la immediata conseguenza, o meglio si presenta come la causa, originante la rilevazione stessa della differenza. Emerge, infatti, la distinzione, quando si cerca di riconoscere l'identità dell'altro da noi, nelle sue peculiarità̀, caratteristiche e valori, tale da considerarne la necessaria complementarietà, nella ricchezza e bellezza della molteplicità delle culture e della loro. Si tratta di un processo mentale di comprensione, colto attraverso due prerequisiti: distaccarsi dalle proprie paure e distogliersi da meccanismi di tornaconto individualistico e utilità di parte.
Il compito culturale è quello di ritrovarsi accomunati nell'esigenza etica, mentre si deve poter rilevare e considerare la diversità̀ di costumi e di consuetudini nelle differenti forme espressive. Da qui l'imprescindibilità̀ del dialogo interculturale, basato sulla reciproca accettazione e conoscenza, al fine di pervenire ad un'autentica comprensione. È questo il senso della costitutiva intersoggettività̀ dell'essere umano, sia a livello personale sia culturale, tale da rappresentare - con una bell'immagine di Gurvitch - una "seconda nascita", permettendo di cogliere il valore del "transpersonale", come senso della stretta interdipendenza tra individuo e collettività̀, nonché́ tra diverse collettività̀. La compartecipazione al bene comune dell'umanità - identificato, oggi, col benessere di tutto il pianeta e per tutti i suoi abitanti - è la risultante di tale consapevolezza e di conseguente impegno etico.
Questo significa educare all’appartenenza, come riferimento culturale di origine e di condizione, ma poi educare al confronto culturale con un atteggiamento interculturale, partendo sempre dalle proprie convinzioni e costumi, per accettare la diversità̀ e cogliere quelle che possono venire scoperte come similarità.
Pedagogicamente ed educativamente, si tratta di riuscire ad attivare una mente connettiva, condizione per farsi compartecipi e rendersi condividenti. Connettere significa cercare di riaggregare il disperso ed il separato, coniugando il disgiunto. Diversamente si presenta il semplice connotare, consistente nell'oggettivare ogni cosa come se fosse fuori da noi. Infatti, il connotare inquadra il conoscibile solo con un atto di decodificazione e concettualizzazione, secondo i propri abituali parametri valutativi.
Pertanto, il saper connettere rappresenta un'operazione interattiva, che richiede il saper mettere in relazione i propri vissuti con quelli altrui, nonché la propria cultura con quella diversa. La modalità del connettere è condizione per far sì che ogni persona possa compiere la fondamentale operazione della ricomposizione: ricomporre dentro di sé tutte le proprie parti - da quella affettiva a quella cognitiva -, ricomporre attorno a sé tutte le relazioni morali e sociali con gli altri esseri viventi, in primo luogo le altre persone, ricomporre i propri rapporti con il proprio passato culturale, confrontandosi con la memoria collettiva e la condizione culturale in cui si è iscritti.
Tutto questo, di fatto, non può che partire da una mentalità interpersonale, dove dalla relazionalità possano aprirsi le vie della comprensione e della condivisione. Solo abituandosi a relazionarsi agli altri in maniera partecipe e comprensiva, che si possono aprire le porte della condivisione, quale effetto di un comune senso di corresponsabilità.
Quello cui si deve tendere attraverso il cooperare è la dimensione della condivisione. Il condividere, tuttavia, non è processo immediato: richiede la messa in atto di atteggiamenti etico-sociali, quali il convenire, il conversare ed il consentire. Con il convenire si riesce ad incontrarsi con gli altri, vincendo la pigrizia e l'apatia. Con il conversare - derivante dal convenire - si può riuscire a scambiare idee, sensazioni e sentimenti, abituandosi ad apprendere a conoscersi, capirsi e confrontarsi. Col consentire - derivante dal conversare - ci si può ritrovare in una comune visione, mantenendo la diversità di appartenenza e partenza, ma riuscendo a concordare ciò̀ che sia più giusto pensare e fare.
Queste tre operazioni possono rappresentare un circuito espansivo, atto a produrre autentici processi di condivisione.
Riflettere su tali dinamiche deve poter rappresentare, dal punto di vista pedagogico, una visione lungimirante, volta a produrre una migliore convivenza sociale, in forza della capacità di condividere, forgiata sulla forza dell'accomunamento e sull'energia dell'apporto, sostenuta sempre dalla disponibilità̀ relazionale e dall'apertura mentale.

          


Log in - Area Riservata

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.