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Focus 1 - Perché conoscere i conflitti?

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“Capire che nella vita si può facilmente

vincere l’odio con l’amore,
la menzogna con la verità,
la violenza con l’abnegazione,
è fondamentale nell’educazione di un ragazzo”
Gandhi

I percorsi sociali non sono univoci, né per le società né per le persone.
Assomigliano molto a quel concetto di “sviluppo composito” che individua ogni volta un disegno diverso, utilizzando gli elementi di cui i differenti attori sociali possono disporre a livello societario, culturale, economico, lavorativo, formativo. A questo proposito, il caso delle migrazioni è paradigmatico e ci aiuta a ragionare attraverso un procedimento che mette al centro del fenomeno migratorio stesso l’attore sociale con la sua soggettività, le sue appartenenze, i Saperi, le conoscenze, i “saper fare” di cui è portatore. Questo procedimento consente di superare quelle rappresentazioni diffuse dell’immigrazione che poggiano su un’impostazione di tipo sicuritario, facendone una questione di ordine pubblico, o su una che colloca i migranti entro la categoria di soggetti “deprivati e svantaggiati” da assumere, in quanto tali, come oggetto di aiuto e di intervento.
Queste prospettive precludono spesso la possibilità di cogliere le potenzialità del loro contributo possibile nella costruzione societaria anche in rapporto a una diversa dinamica del mercato del lavoro e della creazione di nuove imprenditorialità. Altra prospettiva è quella secondo cui gli immigrati possono essere agenti di solidarietà e di innovazione sociale, culturale, oltre che economica, ossia interlocutori privilegiati nell’elaborazione di una strategia di co-sviluppo e, dunque, nell’affermazione di un’idea di cittadinanza attiva. La dimensione partecipativa, intesa nelle sue più diverse declinazioni, viene così ad assumere una rilevanza particolare sia sul piano delle azioni di politica sociale e dell’operatività concreta, sia per quanto attiene alla costruzione di adeguati percorsi lavorativi, educativi, di promozione comunitaria, di sviluppo.
Il problema della convivenza è diventato, oggi, un problema globale.
Il cercare di convivere tra diversi popoli e diverse culture ne è imprescindibile condizione per lo sviluppo: in gioco c'è la sopravvivenza dell'umanità stessa. L’urgenza delle esigenze planetarie si presenta, per questo, come prioritario punto di partenza. Si tratta, in tale prospettiva, di riuscire ad abbinare ad una coscienza individuale - centrata sull' "io", come persona - ad una coscienza collettiva, incentrata sul "noi", come umanità. Ciò è possibile se si riesce a costituire una coscienza planetaria, edificata sul senso d'appartenenza alla terra, con tutte le sue diverse e complementari forme di vita. Solo abituandosi a relazionarsi agli altri in maniera partecipe e comprensiva, che si possono aprire le porte della condivisione, quale effetto di un comune senso di corresponsabilità.
Quello cui si deve tendere attraverso il cooperare è la dimensione della condivisione. Il condividere, tuttavia, non è processo immediato: richiede la messa in atto di atteggiamenti etico-sociali, quali il convenire, il conversare ed il consentire. Con il convenire si riesce ad incontrarsi con gli altri, vincendo la pigrizia e l'apatia. Con il conversare - derivante dal convenire - si può riuscire a scambiare idee, sensazioni e sentimenti, abituandosi ad apprendere a conoscersi, capirsi e confrontarsi. Col consentire - derivante dal conversare - ci si può ritrovare in una comune visione, mantenendo la diversità di appartenenza e partenza, ma riuscendo a concordare ciò̀ che sia più giusto pensare e fare.
Queste prospettive precludono spesso la possibilità di cogliere le potenzialità del loro contributo possibile nella costruzione societaria anche in rapporto a una diversa dinamica del mercato del lavoro e della creazione di nuove imprenditorialità. Altra prospettiva è quella secondo cui gli immigrati possono essere agenti di solidarietà e di innovazione sociale, culturale, oltre che economica, ossia interlocutori privilegiati nell’elaborazione di una strategia di co-sviluppo e, dunque, nell’affermazione di un’idea di cittadinanza attiva. La dimensione partecipativa, intesa nelle sue più diverse declinazioni, viene così ad assumere una rilevanza particolare sia sul piano delle azioni di politica sociale e dell’operatività concreta, sia per quanto attiene alla costruzione di adeguati percorsi lavorativi, educativi, di promozione comunitaria, di sviluppo.
Il progetto Conoscere i conflitti per costruire pace ha espanso la strategia di educare alla pace, nel seme dell’educazione alle differenze, alla valorizzazione della partecipazione e della risoluzione dei conflitti, attraverso percorsi e costruzione di simboli specifici ( carte da gioco), video educational ( ragno tessitore), narrativa per l’infanzia ( favole di Esopo), segno grafico emozionale ( la paletta delle emozioni), il sé narrante ( drammatizzazione delle emozioni e dei rapporti interpersonali). Strategia che ha portato in evidenza le difficoltà di relazione nel gruppo di pari già nell’infanzia. L’accoglienza delle difficoltà, il sostegno educativo e la drammatizzazione hanno costruito e costituito l’eccellenza del progetto, perché “ogni bambino è diverso, ma i bambini sono tutti uguali” (dal video youtube “ il ragno tessitore”).
Sappi che c’è qualcosa dentro di te
Che è più grande di ogni ostacolo.
(CD Larson)

          


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