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Ma davvero la Storia è maestra di vita?

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Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.
Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d'angoscia in lidi ignoti.
Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo. 

...

Le strofe di questa poesia sembrano scritte da un autore contemporaneo e descrivono con intense parole e drammatica oggettività quello che tutti i giorni da giorni ci viene mostrato sui giornali e dai mass media. Ma non raccontano di Siriani o di Albanesi.
In realtà è una delle tante poesie scritte da Edmondo De Amicis, "Gli emigranti" , pubblicata in una raccolta del 1880. E parla di Italiani. Di Italiani che migrarono. Il testo poetico è stato citato da Vincenzo Passerini, autore del libro "Ricordati che sei stato straniero anche tu"dito da Il Margine, all'interno della manifestazione Medita, mostra dell'Editoria trentina a Trento.



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