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La fabbrica della paura

I falsi dati e calcoli anti-immigrati di Leonardo Becchetti 

 

C’è una "fabbrica della paura" in servizio permanente effettivo che ha costruito una narrativa che alimenta la xenofobia di una parte degli italiani: gli stranieri sbarcano in numero sempre maggiore sulle nostre coste togliendo lavoro e risorse per il welfare agli italiani. Niente di più falso. I gesti concreti di accoglienza e le parole chiare venute ancora una volta dalla Chiesa italiana – soprattutto (ma non solo) per bocca del segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino – hanno il merito di cogliere con particolare lucidità questo problema, particolarmente grave, che si aggroviglia a cavallo tra politica e comunicazione in Italia.Cominciamo ad annotare, allora, che gli immigrati non sono un peso ma un beneficio per le casse dello Stato pagando 8,6 miliardi di euro di imposte su 45 miliardi di reddito imponibile e ottenendo, nel complesso, risorse pubbliche per 3,9 miliardi in meno. Con un rapporto di 1,06 – praticamente di uno a uno – tra popolazione che lavora e inattivi (il più basso nella Ue dopo la Grecia e contro l’1,76, ad esempio, della Germania) abbiamo, poi, enorme bisogno di "forza lavoro" addizionale. Quanto agli arrivi sta accadendo in realtà l’opposto di ciò che si racconta, perché la crisi economica ha ridotto la desiderabilità del nostro Paese. Gli immigrati si fermano da noi in quantità minori rispetto agli anni passati, approdano e transitano con la speranza di arrivare altrove, e invece noi ne abbiamo bisogno. E purtroppo li sfruttiamo (come sta raccontando l’impressionante reportage di Matteo Fraschini Koffi pubblicato ieri e oggi a pagina 4, ndr) in filiere agricole dove sono pagati pochi euro al giorno per tenere bassi i prezzi dei nostri prodotti e alti i guadagni degli intermediari. Uno sfruttamento che arriva all’estremo, come le ancora recentissimi notizie di quattro morti per caldo e fatica nella raccolta di uva e pomodori in Puglia.In una sua riflessione contro «la retorica della paura», Maurizio Ambrosini ricorda che gli ingressi che erano fino al 2009 più di 400mila all’anno sono scesi a circa 250mila (con una quota dominante di ingressi regolari rispetto agli sbarchi irregolari). Molti più stranieri vengono in realtà accolti da Germania, Francia, Regno Unito. Per non parlare di Paesi più "poveri" (ma evidentemente più ricchi di capacità di accoglienza) come Turchia e Libano, alle prese con milioni di di rifugiati senza per questo vedere incepparsi le loro economie. In Libano, oggi, ci sono 200 rifugiati ufficiali (in crescita costante) per 1.000 abitanti, in Italia 1 e in Svezia 9. E come quota di immigrati sulla popolazione in Italia siamo molto al di sotto di altri grandi Paesi come Germania e Francia anche se abbiamo registrato una crescita maggiore dal 2000 ad oggi.Come ho potuto personalmente osservare in una ricerca condotta in Germania, negli anni di recessione la tolleranza verso gli stranieri tende a diminuire: ciò accade per la percezione che la torta non cresce e che lo "straniero" è colui che arriva per ridurre la tua fetta. I dati sopra citati ci dicono però che in realtà non è così, perché gli stranieri che lavorano contribuiscono a rendere la torta più grande e il loro "voto coi piedi" nei periodi di recessione si dirige in maniera preferenziale verso Paesi dove le torte sono maggiori e continuano a crescere (e i migranti contribuiscono col loro lavoro a farle crescere meglio). Ecco perché l’Italia è oggi meta molto meno appetita e prevalente terra di transito.Il fatto che alcuni organi di comunicazione si siano trasformati da tranquilli e seri luoghi di approfondimento a "fabbriche del sospetto" e persino a "fabbriche dell’odio" verso gli stranieri dovrebbe allarmarci. L’obiettivo viene spesso realizzato con strumenti rozzi e grossolani, ma comunque efficaci nell’influenzare la sensibilità meno attenta dell’opinione pubblica.

Se il protagonista di un fatto efferato di cronaca è un nostro connazionale l’origine geografica non conta, se è un romeno, un rom o un africano la provenienza finisce subito nel titolo e per giorni apre il dibattito sul carattere della popolazione in questione. Più in generale, per motivi speculativi di posizionamento di mercato mediatico e politico, la "fabbrica dell’odio" fa passare un’associazione falsa e insidiosa: se per molti italiani le cose non vanno come un tempo, se il benessere economico si riduce, se si esce dalla classe media (7 milioni di persone), se per la prima volta questa generazione non crede che il futuro sarà migliore del presente, la colpa è di chi sbarca sulle nostre coste fuggendo da guerre e povertà.Già in passato il soffermarsi morboso sui fatti di cronaca nera ha prodotto un’alterazione della realtà, con un’insicurezza percepita in grande aumento a fronte di una riduzione secolare degli omicidi nel nostro Paese. Oggi il tragico giochino si ripete con gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste: sono in spaventoso aumento, si grida, e gli altri Paesi europei lasciano tutto il fardello e i relativi costi sulle nostre spalle. Le cronache di questo giornale smontano falsità e luoghi comuni, ma la "fabbrica della paura" (e del risentimento) lavora a pieno ritmo.È evidente che l’immigrazione, oggi come in passato, richiede politiche efficaci a livello nazionale e internazionale relativamente alla distribuzione dei flussi, ai processi d’integrazione e ai criteri di selezione. Ma non è questo il punto su cui vogliamo soffermare l’attenzione. Se la strategia dell’opposizione al governo Renzi – che sta occupando anche spazi sinora tipici del centrodestra, annunciando un piano di riduzione delle tasse – è quella dell’odio contro gli stranieri il gioco è a perdere per l’Italia oltre che per chi lo conduce. La maggioranza degli italiani non si conquista con la retorica della paura. Il che non deve però indurci a ignorare il fatto che i danni che questa campagna può produrre al nostro tessuto sociale possono essere devastanti. Assieme all’annebbiamento delle menti, la "fabbrica della paura" può impoverirci non solo economicamente, ma anche umanamente e spiritualmente.

(Leonardo Becchetti/Avvenire 14 agosto 2015)

La scuola è un'aliena

Negli adulti oggi il percorso formativo non ha lasciato tracce davvero evidenti. 

Più di un anno fa << la lettura>> ha avviato con lo scrittore Paolo Giordano una riflession sulla qualit? dell'Istruzione e il suo futuro. Ciò la qualità della democrazia e il futuro del Paese. Oggi, alla fine di un altro anno scolstico e nel pieno di un tumultuoso passaggio parlamentare e politico, Giordano chiude il cerchio del ragionamento. Ma le prospettive non si annunciano felici. Negli adulti oggi il percorso formativo non ha lasciato tracce davvero evidenti.

Giorni di maturità. Le troupe dei telegiornali si appostano davanti alle scuole superiori, quasi sempre le stesse: licei classici o scientifici nei centri delle grandi città, Milano e Roma, istituti con tradizioni gloriose alle spalle. Gli studenti intervistati sono vispi, forbiti, vistosamente preparati. Sperano che da tradurre esca Cicerone, ma temono sia l'anno di Tacito. E' palese, nondimeno, la loro dimestichezza con entrambi.

La celebrazione degli esami di maturità si ripete identica ogni giugno, ed è un bel rito per un Paese civile. Si festeggiano i nuovi adulti, si dà loro il benvenuto nell'altro mondo. Ma quest'anno, per la prima volta, ascoltando gli intervistati avverto qualcosa che non va, qualcosa di sbagliato. Non di sbagliato in loro, certo che no, ma in noi, mentre ci trastulliamo nella contemplazione di quella meglio-gioventù. Come se quei ragazzi, così profondamente immersi nelle materie che hanno studiato, così partecipi del proprio percorso scolastico, non fossero davvero rappresentativi della scuola italiana nel suo complesso. E' plausibile che io sia semplicemente condizionato dagli scontri degli ultimi mesi, dai malumori diffusi, eppure: i ragazzi con "IL" Castiglioni-Mariotti stretto sotto il braccio mi sembrano delle incarnazioni. Di chi? Di un archetipo, di un'idea astratta, dello studente immutabile, "eterno". Quello curioso, fragile, consapevole e soprattutto adeguato al sistema, l'emblema, insomma, della scuola virtuosa e funzionante che a molti di noi piace vedere proiettata ancora e ancora dal proprio passato. Nascosto dietro ognuno, tuttavia, s'intravede una schiera ben più nutrita di coetanei. Si apprestano anch'essi all'esame, ma con il distacco e l'abulia che ne ha inficiato quasi ogni giorno di vita da scolari. Entrano ed escono dai cancelli degli istituti, senza che telecamere e microfoni indugino su di loro, così come loro non indugerebbero un istante più del necessario dentro quell?istituzione che hanno sempre avvertito così lontana.

Non si tratta della distinzione collodiana fra somari e ragazzi assennati (nella quale, tuttavia, dimostrano di credere ancora in parecchi, fino a elevarla a una strana forma di manicheismo), nè c'è bisogno di interrogare i dati sull'abbandono scolastico o i risultati nei test internazionali: il fatto che la scuola come la conosciamo sia oggi un involucro alieno e incomprensibile ai più è qualcosa di palpabile nell'aria. D'altra parte, può darsi che questo distacco fra il modo di trasmettere il sapere e la sensibilità comune tra i giovani sia iniziato ben prima di quanto non sospettiamo, che fosse già in atto nella mia generazione e in quella subito precedente, quella degli attuali quarantenni, benchè in una forma non tanto diffusa da lasciarcene accorgere. E' un dubbio che sorge guardando all'oggi. L'efficacia di un sistema educativo, infatti, è misurabile al meglio solo nel lungo termine, dalla capacità o meno della struttura acquisita come allievi di resistere al tempo e alle trasformazioni. La maggiore età è come scrive Umberto Curi in La porta stretta è, non uno stato al quale si possa accedere attraverso l'infusione di talune conoscenze, e dal quale non si possa recedere. Nè si tratta di qualcosa che possa essere considerato acquisito definitivamente, e che perciò si lascia alle spalle quell'altro stato, caratterizzato solo dalla mancanza di ciò che dopo venga posseduto.

Ebbene, negli adulti di oggi la scuola non ha lasciato tracce davvero evidenti. Lo testimoniano la diserzione improvvisa dei lettori, la maniera di fruire (o di non farlo affatto) della cultura, la scioltezza con la quale ci si è scrollati di dosso l'impostazione canonica del pensiero e, più in generale, il modo di vivere e funzionare dominanti. Il sapere scolastico è spesso rimasto incapsulato fra una spiegazione in classe e il voto di una verifica, senza produrre alcunchè di duraturo. Qualcosa che a scuola doveva attecchire, una certa resilienza alla regressione, per lo più non ha attecchito. E rischia di farlo sempre meno.

Si può pensare di riformare l'istruzione senza prima riflettere su questo, insistendo nel voler costruire le condizioni ottimali intorno a quello "studente eterno" che forse si è già estinto da un pezzo. Oppure converrebbe finalmente spostare lo sguardo senza pregiudizio, bensì con disponibilità e compassione sui ragazzi seduti dietro i banchi Sarebbe certo una piccola rivoluzione, come un cambio di paradigma copernicano: invece di tenere fisso al centro il sistema di per sè, con le sue regole e le esigenze di chi vi opera, posare l'ago del compasso su chi deve usufruirne, su chi necessita d'imparare.

Ma ecco, provvidenziale, l'arrivo delle vacanze estive. Suonata l'ultima campanella di questo quadrimestre tumultuoso, non è troppo chiaro con che cosa rimaniamo. Centomila nuovi insegnanti, forse. Sicuro è, tuttavia, ciò con cui non rimaniamo: una visione nuova della nostra scuola. Il consulto più esteso del quale si abbia memoria non ha prodotto alcuna immagine di ciò che l'istruzione potrebbe e dovrebbe essere domani. Soltanto piani di assunzione, possibili rimescolamenti della burocrazia interna, sfoghi di rabbia e varie istanze particolari. L'ispirazione pedagogica, tanto nelle proposte del governo quanto nelle reazioni a tali proposte, è stata del tutto inafferrabile, forse assente dal principio.

Qualcuno denuncia che il confronto pubblicizzato sia stato in realtà di facciata, che il governo sia andato avanti con i paraocchi e i tappi di cera nelle orecchie. Possibile. Ma, per quanto mi è stato dato di sentire, le obiezioni hanno tradito una miopia alquanto simile. A parte qualche allusione vaga all'importanza della storia dell'arte e delle lingue straniere, e a parte i soliti nostalgici per i quali "ci vorrebbero più ore di latino" (e il mondo sarebbe d'un tratto un posto migliore?), non si è discusso affatto di ciò che bisognerebbe insegnare, di come insegnarlo e, soprattutto, di come sono cambiati coloro ai quali l'insegnamento è rivolto.

Chi sono gli adolescenti di oggi? Quali bisogni hanno? Come funziona il loro apprendimento? I programmi ministeriali e i criteri di valutazione sono sintonizzati con la realtà tecnologica, multiculturale, priva di gerarchie standard e sottilmente perversa nella quale vivono? Ma almeno su queste domande, il governo e il fronte a muso duro degli insegnanti sono apparsi solidali: non sono questioni urgenti. Se i professori saranno finalmente stabili e appagati, il resto verrà da sè. Vedrete. "La buona scuola c'è già, in Italia", rassicura il premier alla lavagna. L'istruzione dev'essere quella che è sempre stata, quella che abbiamo conosciuto noi; i ragazzi devono imparare ciò che noi abbiamo imparato e secondo gli stessi percorsi. Al massimo, per non sembrare troppo antichi, possiamo spiegarglielo con la "lavagna elettronica".

Paolo Giordano  Corriere della Sera 

"In un mondo dove su un giocatore si investono anche 280 milioni di Euro per ottenere la vittoria di una squadra, noi investiamo solo 1500 euro su una giovane donna intelligente, motivata e studiosa per ottenere il progresso di un?intera società."

Offrire una borsa di studio non è solo compiere un gesto di generosità, non è una semplice donazione, ma è molto di più. E' un investimento per il futuro, significa scommettere sulle potenzialità delle persone e sulla capacità di produrre cambiamento sociale attraverso l'istruzione. Nella convinzione di ciò DSF vuole sostenere studenti meritevoli, che vivono in condizioni di disagio socio economico, favorendo e promuovendo il loro diritto alla conoscenza e alla formazione.

PATRICIA MERCEDES FLORES NICOLALDE, studentessa ecuadoriana, fin dalla giovanissima età si è contraddistinta per l'impegno, l'intelligenza e i risultati conseguiti durante il percorso scolastico nelle scuole superiori, raggiungendo l'obiettivo di poter frequentare la Facoltà BANCA FINANZA presso l'UNIVERSITA' ISTITUTO TECNOLOGICO SUPERIORE CORDILLERA a QUITO.
Attualmente Patricia è iscritta al 4° ANNO (1? semestre) e a breve dovrò intraprendere l'anno di TESI. Il costo per l'iscrizione e la frequenza è quantificato mediamente in 1500,00 dollari al semestre. Il corso in Banca e Finanza, oltre a fornire gli studenti di una completa preparazione umana e culturale, garantisce il conseguimento di una importante formazione scientifica e tecnologica che permette l'ingresso nel mondo del lavoro, sia in istituzioni private che pubbliche.
Una vita difficile quella di Patricia, tutta in salita, ma caratterizzata da una forza di volontà fuori dal comune e da un obiettivo: "Mi impegno nello studio perchè voglio riscattare la mia famiglia e aiutare i miei genitori ad avere una vecchiaia dignitosa". Patricia è una ragazza madre con un figlio di tre anni. Entrambi si trovano in una situazione familiare particolarmente difficile: abitano in una casa modestissima, con i genitori di Patricia. Il padre Salomon è disoccupato da diversi anni perché colpito da una grave forma di glaucoma bilaterale, mentre la madre Anita ha problemi di salute a causa di una malformazione cardiaca. Della famiglia fa anche parte il fratello Salomon junior sposato con moglie e figli. 
Il reddito percepito dall?intera famiglia è di 40 dollari come sussidio statale concesso al papà e di 280 dollari (salario minimo) del fratello Salomon. A causa di questa situazione di vita disagiata, Patricia, in alcuni periodi, è stata costretta a sospendere la frequenza delle lezione universitarie per dedicarsi a lavori saltuari, con i guadagni dei quali poter affrontare difficoltà sorte all'interno del nucleo familiare. Quando può frequentare la scuola, ogni sera, terminate le lezioni, è costretta a rientrare a tarda ora, percorrendo 40 km con il pullman e alcuni km a piedi per arrivare a casa, per poi alzarsi la mattina dopo, all'alba e ritornare a QUITO. 

Lo scorso anno i bambini della scuola primaria Bellesini di Trento hanno raccolto, attraverso l'allestimento di un mercatino, la somma necessaria per permettere a questa coraggiosa ragazza di concludere il suo percorso di studi e DSF l'ha devoluta a Patricia sotto forma di borsa di studio del valore di 1500 euro. Forza Patricia: ormai il traguardo è vicino!

 

E' possibile effettuare un versamento con causale "BORSE DI STUDIO" attraverso il conto corrente 
BANCA ETICA IT46T0501812101000000175233, Aiutaci a raccogliere 5.000 euro per aiutare altre ragazze e ragazzi meritevoli come Patricia.
per info: scrivere ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

EMERGENZA TERREMOTO NEPAL

E' passato poco più di un mese dal terremoto in Nepal: ci sono state migliaia di morti con oltre 7.000 vittime accertate e più di 10.000 feriti. In tutto sono 8 milioni le persone che sono state colpite dal terremoto. Ci sono moltissimi bambini rimasti orfani e in strada, mancano medici e farmaci, l'aeroporto internazionale di Kathmandu, l'unico accessibile, è intasato. Il Nepal si trova in una situazione veramente drammatica, una tragedia che rischia di essere dimenticata.

I bisogni sono moltissimi e al momento circa 3 milioni di persone vivono in campi di fortuna o all'aperto sotto la pioggia. Abbiamo poco tempo per aiutare la popolazione, fornendo alloggi ai molti sfollati prima dell'arrivo della stagione delle piogge che porterà ulteriore devastazione. 

Dal Villagio Maliguan stanno iniziando a provare a ricostruire qualche riparo col tetto di latta, al momento sembra non ci siano scosse ma il monsone si avvicina e a 1600 metri e sotto un telone non è il massimo. Hanno portato su sacchi di riso e altri viveri. Ogni viaggio è un'avventura perchè le strade non esistono più e i villagi sono gli ultimi a ricevere aiuti. Il villagio di Maliguan di per sè non sarebbe male, purtroppo non è rimasto niente e quello che è rimasto sarebbe da demolire. Per fortuna è un villagio unito e si aiutano l'un l'altro

E' per questa ragione che DSF ha deciso di fare una raccolta fondi destinata nello specifico all'acquisto di tende, farmaci e generi di prima necessità, gestita direttamente dai responsabili locali e dalla popolazione nepalese, senza intermediazioni.

E' possibile effettuare un versamento con causale "Contributo Nepal - pro terremoto" attraverso il conto corrente 
BANCA ETICA IT46T0501812101000000175233

                                                                                    

Per info: scrivere ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

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I bambini della scuola primaria Bellesini stanno girando virtualmente il mondo: sono partiti l'anno scorso dal loro istituto per approdare in Ecuador, passando quest'anno dalla Tanzania, per atterrare sui monti di casa loro dove potersi rigenerare di tante fatiche. Insieme a DSF alunni ed insegnanti, hanno attivato progetti di educazione globale  strettamente legati a quella ambientale la quale, ha annunciato il ministro dell'istruzione Giannini, diventerà una materia obbligatoria dal prossimo anno scolastico. Questa mattinata insieme ha voluto essere anche un ringraziamento speciale di DSF che ha informato l'intera scuola di come è stata utilizzata la donazione ricevuta nello scorso fine anno scolastico attraverso il mercatino realizzato dagli alunni della scuola primaria Bellesini.

LA SCELTA ad ATRI

Il giorno 15 Aprile 2015, l'Istituto di Istruzione Superiore "A.Zoli" di Atri (TERAMO) ospiter? lo spettacolo teatrale LA SCELTA e tu cosa avresti fatto?

Ci sono spettacoli che nascono per intrattenere, 
spettacoli che nascono per divertire, 
spettacoli che nascono per emozionare. 
Questo spettacolo - a noi piace definirlo ?documentario in formato teatrale? 
nasce unicamente e solo con uno scopo: quello di ricordare, di ?fare memoria

Con l'intento di sottolineare l'assurdità della guerra e allo scopo di promuovere atteggiamenti di pace, che nascono dalla capacità decisionale e dall'impegno di ognuno, l'IStituto di Atri, propone ai propri ragazzi, di "fare memoria" con lo spettacolo teatrale "LA SCELTA, e tu cosa avresti fatto?"di Marco Cortesi e Monica Moschini.

L'Istituto di Istruzione Superiore A. Zoli nasce nel 1995 a seguito dei processi di razionalizzazione della rete scolastica nazionale. Comprende l'Istituto Tecnico Commerciale A.Zoli, il Liceo Linguistico, Classico e Scientifico L. Illuminati e l'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato. Lo Zoli di Atri è l'unica scuola italiana a prendere parte al progetto "European CanSat Competition" sponsorizzato dall'agenzia spaziale europea. Il progetto CanSat permette agli studenti che vi partecipano di sviluppare una missione spaziale su scala ridotta e di promuovere il lavoro di squadra, vivendo passo dopo passo tutte le fasi di un reale progetto spaziale. Un grande iniziale successo per gli alunni del Liceo A.Zoli di Atri che porteranno alto il nome ed il prestigio di questo Istituto in Italia e in Europa.

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"Meglio vedere che sentire", proverbio Saharawi

Il Sahara Occidentale, una terra contesa da 40 anni

E' stato un lungo viaggio di circa 800 chilometri, con tappa intermedia a Essaouira, e lungo una costa affascinante stretta fra oceano e deserto, quello che da Marrakech ci ha portato nel Sahara Occidentale.
Il nostro Virgilio, quello che ci aperto tutte le porte delle residenze ufficiali come delle abitazioni private, è stato Kamal Akridiss, membro dell'Association Internationale pour la Sub-Saharienne e collaboratore della Wilaya (prefettura) di Laayoune . La sua visita nel mese di gennaio a Trento aveva posto le basi per una missione conoscitiva di alcuni membri di DSF in una terra contesa da ormai 40 anni. Da un lato il Fronte Polisario, rappresentante del popolo Saharawi che ha dichiarato l'indipendenza del territorio proclamando la Repubblica Democratica Araba Saharawi, dall'altro il Marocco, che occupa l'area nel 1975, in seguito alla decolonizzazione spagnola e che ancora la controlla.
Molti (la maggior parte) dei Saharawi ripararono nel sud dell'Algeria in seguito all'occupazione marocchina, e tuttora vivono nei campi profughi nei pressi di Tindouf. Molti altri vivono nel territorio occupato, dove sono integrati nella comunità marocchina rivestendo anche importanti cariche istituzionali.

A Llayoune, la capitale della regione, abbiamo trascorso 2 giorni molto intensi, ricchi di visite, incontri e sorprese.
Un incontro istituzionale emblematico della complessità della situazione è stato quello con il Wali Yahdih Bouchaab: già rappresentante del Fronte Polisario a Parigi, è poi entrato nei ranghi dell'amministrazione marocchina come ambasciatore in Svezia e Norvegia. Attualmente appunto il Wali è delegato del Re, piò o meno un nostro prefetto- nella regione di Layoune. Con un certo giustificato orgoglio ci ha illustrato la situazione di grande sviluppo dell'area, uno sviluppo attento anche all'ambiente e ai problemi energetici. Ha anche sottolineato più volte come gli investitori stranieri siano i benvenuti, dato che vengono offerte loro condizioni particolarmente favorevoli e infrastrutture modernissime.
Anche il giovane sindaco di El Marsa (il porto di Laayoune), Badr el Mousaoui ci ha illustrato con orgoglio il recente ma importante sviluppo della sua città.
Abbiamo incontrato inoltre alcune associazioni, delle quali fanno parte sia marocchini che saharawi.
La Commissione regionale per i diritti umani si occupa di detenuti, donne, persone con handicap, bambini abbandonati e reinserimento di ex detenuti.
Il Sahara Media Center si occupa dello sviluppo mediatico, sanitario, economico e culturale della zona; lo scopo è quello di far conoscere la cultura Saharawi e soprattutto la causa del sud del Marocco, testimoniando una realt? positiva di sviluppo e tranquillità.
L'Association Laayoune pour le dèveloppement solidaire si occupa di progetti per lo sviluppo in particolare per l'agricoltura, l'allevamento, le erbe medicinali e i profumi. L'associazione presta una particolare attenzione a disoccupati e donne, che spesso incontrano difficoltà a commercializzare i loro prodotti anche di qualità.
Sempre con l'attenta e sapiente guida di Kamal abbiamo visitato anche impianti industriali e infrastrutture: un modernissimo impianto di desalinizzazione, che provvede interamente alle necessità di Llayoune e El Marsa, uno scenografico impianto eolico che svetta nel deserto, uno stabilimento della Italcementi, una cooperativa di lavorazione di latte di mucca e di cammella, e soprattutto il modernissimo porto industriale e commerciale di El Marsa con annessa fabbrica del pesce, dove fra l'altro viene lavorato quello che arriva sulle nostre tavole in scatolette di note marche italiane. Tutte strutture all'avanguardia, dove sono grandi l'attenzione all'ambiente, al riciclo e al risparmio energetico.
E abbiamo concluso davvero in bellezza, nel senso più stretto del termine, con la visita alla scuola elementare El Masira al Khadra : un edificio non nuovissimo ma pulito e ben tenuto, bambini bellissimi come tutti i bambini, intenti sui loro quaderni, direttore, maestre (fra cui la mamma di Kamal) e maestri orgogliosi dei loro bimbi e della loro scuola.
Ma dicevamo che Kamal-Virgilio ci ha aperto anche le porte di abitazioni private: la sua, in effetti, dove siamo stati accolti dai genitori e dal fratello con grande calore, e con cene sontuose che ci hanno permesso di assaggiare l'autentica cucina marocchina.
Alla fine di queste giornate intensissime abbiamo portato a casa molti spunti di riflessione, moltissime domande e poche certezze. Fra queste, il Marocco è un paese bellissimo che sa offrire una calda ospitalità!

 

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LA SCELTA a PESCARA

Con l'intento di sottolineare l'assurdità della guerra e allo scopo di promuovere atteggiamenti di pace, che nascono dalla capacit? decisionale e dall'impegno di ognuno, Il Liceo Da Vinci di Pescara, propone ai propri ragazzi, di "fare memoria" con lo spettacolo teatrale "LA SCELTA, e tu cosa avresti fatto?" di Marco Cortesi e Monica Moschini.
Il Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci" rappresenta sul territorio della città di Pescara un polo di riferimento per la diffusione della cultura scientifica, con l?intenzione di superare la tradizionale dicotomia tra ambito scientifico e umanistico. Martedì 14 aprile 2015, attraverso quattro storie di vita vissuta nelle zone di battaglia, i docenti e gli studenti verranno coinvolti nella narrazione di uno dei conflitti più drammatici, sanguinosi, assurdi, ma allo stesso tempo più dimenticati degli ultimi anni: la guerra nei Balcani. Lo spettacolo non si schiera, ma dà spazio alle diverse componenti del conflitto in eguale misura, non spiega le ragioni dell'una o dell'altra parte, ma mostra, attraverso la narrazione, la follia della guerra attraverso le storie di chi si è trovato a viverla.
Docenti Senza Frontiere, è lieta di proporre lo spettacolo teatrale, come opportunità di riflessione storica, culturale e sociale, anche alla luce dei recenti eventi ai confini dell'Europa orientale e Parigi, che ci obbligano a prendere in considerazione il rischio di possibili nuovi disordini conflittuali, sottolinea l'urgenza di supportare e promuovere iniziative educative, di libertà e di PACE. Lo spettacolo proposto in molti Istituti può essere considerato come un momento formativo integrato nel percorso interdisciplinare per implementare competenze di cittadinanza attiva.

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Una nuova vita 10 Febbraio ASTRA

"Una nuova vita - Si slancian nel cielo"ovvero come riuscire a far amare la natura, la montagna, il proprio territorio ai bambini e ai giovani, rendendoli consapevoli della ricchezza ambientale, storica, culturale che la montagna esprime attraverso l'utilizzo di un linguaggio talvolta poetico, talvolta didattico, ma sempre ironico. Docenti Senza Frontiere, presso il cinema Astra, martedì' 10 febbraio 2015 in mattinata, intende offrire alla scuola Bellesini un momento per far emozionare ma soprattutto ridere i giovani spettatori, attraverso la proiezione del Film che ha vinto la IX edizione del "Video Festival Internazionale" di Imperia. Il cortometraggio è risultato primo classificato tra 840 opere provenienti da 63 nazioni. Ci sarà anche la presenza dell'autore ed attore Lucio Gardin che intratterrà gli alunni per vivere una diversa e interessante opportunità di fare educazione globale e ambientale in modo piacevole e gratificante, contribuendo nel contempo a promuovere atteggiamenti di cittadinanza attiva. Ricordiamo che l'educazione ambientale diventerà una materia obbligatoria dal prossimo anno scolastico 2015/2016. Nel giorno della proiezione verrà inoltre mostrato come è stata utilizzata la donazione ricevuta nello scorso fine anno scolastico attraverso il mercatino realizzato dagli alunni.

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Missione a Laayoune

La visita di Kamal, dell'Association Internationale pour la Sub-Saharienne, nei primi di gennaio a Trento, nella città della sede di DSF, ha rafforzato la relazione di questi mesi tra le due associazioni volta a conoscere le rispettive realtà, i progetti in corso e gli interessi che potrebbero nascere. Kamal ha meno anni alle spalle di quanto le sue competenze ed esperienze, e un ottima oratoria in italiano potrebbero far credere. Kamal è un giovane marocchino che sta lavorando a Laayoune con energia per la promozione della pace nel territorio in cui vive e pensa che anche DSF potrebbe contribuire a quest'azione.
Per questa ragione DSF ha stabilito di inviare a metà febbraio una missione di monitoraggio a Laayoune, la capitale ufficiosa del Sahara Occidentale, un lembo di terra nel Nord Africa posta al centro di una forte contesa internazionale, specie dopo la fine dell'occupazione coloniale spagnola. A dispetto del riconoscimento ONU del diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione, il territorio ancora definito "non autonomo",  attualmente (e ormai da 40 anni) controllato del Marocco sotto lo sguardo vigile dei caschi blu della missione MINURSO (Mission des Nations Unies pour l'Organisation d'un Rèfèrendum au Sahara Occidental) dislocati a garantire il cessate il fuoco tra le parti. Con l'aiuto indispensabile di Kamal DSF, visitera per una settimana la regione di Laayoune, cercando di meglio comprendere il progetto di sviluppo e di pacificazione più adatto al territorio e in linea con la visione di DSF. In bocca al lupo da parte degli altri DSF!

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