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2014 - Istruzione e diritto allo studio

Anno Scolastico 2013/14 - Istituto delle Arti - Liceo Artistico “F. Depero” di Rovereto.

Il tema proposto è quello del 2° Obiettivo del Millennio, finalizzato a rendere universale l’educazione primaria. Considerato che, dei 100 milioni di bambini che nel mondo non hanno accesso all’istruzione, il 52% è costituito da bambine e il 33% vive in Paesi colpiti da conflitti armati, il traguardo da raggiungere è che ovunque tutte le bambine e tutti i bambini possano frequentare e completare l’intero ciclo di istruzione primaria.

MOSTRA QUADERNO ETICO SOLIDALE.

Questo quaderno, all’interno della Campagna Promozione Quaderni Etici sostenuta da Docenti Senza Frontiere in collaborazione con Fondazione Fontana, nasce dal coinvolgimento e dalla partecipazione attiva di:

  • Studenti, studentesse e insegnanti del Liceo Artistico F. Depero di Rovereto che hanno elaborato soggetti grafici ispirati al 2° Obiettivo del Millennio, utilizzando la tecnica tinga tinga, tipica della Tanzania; 
  • Genitori, studenti, studentesse, insegnanti di Istituti Comprensivi e Scuole primarie e della provincia di Trento che, all’interno di una riflessione sulle modalità di espressione della cittadinanza attiva, hanno votato il miglior disegno di copertina della mostra Quaderni Etici 2014.

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2013 - Mi illumino di meno

Anno Scolastico 2012/13 - Istituo Comprensivo Aldeno Mattarello di Trento. 

M'illumino di meno è un'iniziativa simbolica finalizzata alla sensibilizzazione al risparmio energetico lanciata nel 2005 dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio 2. Prende il nome dai celebri versi di Mattina di Giuseppe Ungaretti ("M'illumino / d'immenso"), ed è organizzata intorno al 16 febbraio, giorno in cui ricorre l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. La campagna, lanciata a livello nazionale dai microfoni di Rai Radio 2, invita a ridurre al minimo il consumo energetico, spegnendo il maggior numero di dispositivi elettrici non indispensabili. Inizialmente rivolta ai soli cittadini, è stata accolta con successo dapprima a livello locale, con adesioni da parte dei singoli comuni, ed in seguito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente.  

MOSTRA QUADERNO ETICO SOLIDALE.

Questo è il primo quaderno, all’interno della Campagna Promozione Quaderni Etici sostenuta da Docenti Senza Frontiere, nasce dal coinvolgimento e dalla partecipazione attiva di studenti, studentesse e insegnanti dell'Istituto Comprensivo Aldeno Mattarello che insieme al'ins. Martina Baldo e alla prof.ssa Fabrizia Rigo Righi hanno elaborato immagini utilizzando varie tecniche pittoriche ispirate al tema; 

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Fiabe per stare insieme

Il libretto “Fiabe per imparare a stare insieme” rappresenta una delle azioni del progetto “Anche a Shtat Shtatore...tutti a scuola!” attuato in Kosovo da Docenti Senza Frontiere, in collaborazione con l’Associazione Trentino con i Balcani, per rispondere al bisogno di promuovere inclusione e senso di appartenenza tra gli studenti tra i 6 e i 16 anni della Scuola “Xhemajl Kada” di Pejë/Peć, dove è il diffuso il fenomeno del drop out e la forte correlazione tra povertà ed istruzione tra gli alunni appartenenti alle minoranze Rom, Ashkalim Egiziana e Bosniaca. Il progetto è stato steso a più mani e attuato in Kossovo nel corso di alcuni campi estivi, da docenti selezionati e in possesso di competenze legate all’educazione alla cittadinanza, all’analisi e prevenzione scolastica all’integrazione, all’ambito psicopedagogico, provenienti da diverse parti d’Italia (Lombardia, Toscana, Campania,
Marche, Calabria, Veneto) e naturalmente dal Trentino.

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Schoolness: quando la scuola si fa azione per il benessere della comunità

ll sistema sociale trentino è in generale solido ed equilibrato; c'è un forte impegno nel promuovere azioni di impegno civico e cittadinanza attiva su tematiche sociali e ambientali: in un contesto sempre più complesso e interdipendente, il mondo del volontariato rappresenta una grande risorsa per il Trentino. Ciononostante, emerge una sfida importante: il ricambio generazionale e la capacità da parte delle organizzazioni di integrarsi con altre realtà sociali e istituzionali. Se da un lato è difficile coinvolgere i giovani nel mondo del volontariato, paradossalmente dall'altro i giovani nutrono interesse nel mettersi in gioco in attività di servizio alla comunità. Occorre dunque rafforzare ed estendere le reti di relazioni e competenze e, al contempo, intercettare le nuove generazioni con strumenti adatti.

TITOLO Schoolness - Comunità chiama
TIPO DI PROGETTO

Comunità chiama 2015

CAPOFILA Docenti Senza Frontiere Onlus
PARTNER

Associazione Mazingira

Fondazione Fontana

Centro Astalli

Fondazione Bruno Kessler (FBK)

MuSe, Museo delle Scienze di Trento

DESTINATARI  Studenti delle scuole secondarie di secondo grado del comune di Trento e di Pergine
OBIETTIVI

Obiettivo generale: promuovere il volontariato sociale giovanile attraverso strumenti e percorsi innovativi volti a stimolare, supportare e riconoscere l'impegno civico e sociale nei giovani studenti.

Obiettivi specifici:

  • sviluppare e radicare il senso di solidarietà e responsabilità mettendo gli studenti a contatto con il territorio di appartenenza, favorendo un apprendimento informale fondato sull'esperienza personale;
  • stimolare e valorizzare le abilità creative, organizzative e le competenze digitali degli studenti;
  • favorire la creazione di una rete di associazioni, insegnanti e studenti;
  • facilitare il ricambio generazioale di cui il volontariato necessita;
  • ampliare il bacino di volontari in ambito sociale e di educazione ambientale;
  • cogliere il potenziale delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione per realizzare servizi che facilitano associazioni e comunità scolastiche nei processi di partecipazione, monitoraggio e certificazione delle esperienze di volontariato;
  • contribuire alla creazione di una comunità coesa e solidale.
ATTIVITA'
  1. Incontri di consolidamento per presentare la programmazione operativa dei lavori.
  2. Incontri di sensibilizzazione degli insegnanti per spiegare il progetto e il ruolo dei vari attori, una breve discussione e la raccolta delle adesion.
  3. Indagine sulle percezioni, le aspirazioni e le opinioni dei giovani rispetto al territorio e incontri di presentazione del percorso agli studenti.
  4. Laboratori di cittadinanza attiva (formazione tematica e globale).
  5. Azioni di servizio alla comunità.
  6. Realizzazione di un'applicazione web.
  7. Monitoraggio, valutazione e divulgazione delle attività progettuali.
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COSTO PROGETTO € 10.500,00
FINANZIAMENTI ESTERNI CSV Trentino: € 10.500,00

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Apprendere in modo diverso (di Angela Maltoni)

di Angela Maltoni*


In questo primo trimestre di anno scolastico ho avuto modo di svolgere molta attivit? di formazione, da docente e non, sia nella mia città che in diversi centri del nord Italia. Ogni volta, conclusa la sessione, ripenso a quello che ho cercato di trasmettere ai colleghi e a ciò che ho imparato. Incontrare insegnanti di luoghi anche molto lontani tra loro, "mischiare" "condividendole " le conoscenze e ascoltare buone pratiche facilita senza dubbio la crescita professionale. A mio avviso la formazione è da sempre e non solo da quando viene imposta dalla cosiddetta "Buona Scuola" uno stimolo a rivedere, in chiave critica e pedagogica, tutto quello che quotidianamente coinvolge la pratica didattica.

Le attività che ho condotto hanno riguardato il metodo che utilizzo nella mia classe sperimentale è il Metodo Naturale mutuato da Cêlestin Freinet ma anche tematiche legate al plurilinguismo, all'intercultura e alla gestione di classi multiculturali.

Ultimo, non per importanza ma di tempo, l'intervento a cui ho partecipato a Trento in duplice veste " docente/discente " sulla cittadinanza mondiale.

Fare attività di formazione lontano dalla propria realtà scolastica, come mi era già accaduto in precedenza ancora a Trento e a Piacenza, suscita in me un maggiore interesse. Sia verso i relatori che nei confronti delle osservazioni degli insegnanti che mi siedono a fianco in platea, partendo dal presupposto che chi sceglie attività di formazione incentrate su temi specifici come quelli sopracitati sia in qualche modo coinvolto, stimolato e motivato al cambiamento.

Tuttavia, spesso mi viene spontaneo pensare che, come si suol dire, "tutto il mondo è paese": purtroppo alcune osservazioni, un po' stereotipate, si ritrovano ovunque. Lo "straniero", passatemi la provocatorietà del termine, viene visto anche se da un numero di docenti in netto calo rispetto a qualche tempo fa è ancora come "emergenza" e in alcuni casi come un "problema". E questo accade tanto a Genova, dove le classi ormai da molti anni sono eterogenee per provenienze geografiche, quanto a Trento, dove il fenomeno migratorio è assai più contenuto. L'accoglienza viene ormai svolta come pratica consolidata, anche se ho avvertito un certo scoraggiamento riguardo alle criticità dovute alle lingue di provenienza e alla valutazione. Nel caso specifico, alcune scuole è la mia  tra queste? in nome dell'autonomia scolastica e della normativa hanno da tempo adottato un metro di valutazione attento ai bisogni di questi alunni prevedendo con attività individualizzate un'attenzione particolare nelle proposte e tempi più lunghi.

Nonostante se ne parli da molti anni, l'intercultura cos' è come l'educazione alla cittadinanza mondiale sono ancora intese come discipline parallele e non trasversali e questo implica un "accantonamento" delle attività in tempi ristretti e non adeguati. Pochi insegnanti riescono a comprendere l'importanza di "mischiare" e "contaminare" tutti gli apprendimenti in modo che l'intercultura, le tematiche legate alla pace, alla cittadinanza mondiale, alle differenze e alle diversità possano diventare veramente lo sfondo integratore in grado di permeare tutte le discipline e il "fare scuola" quotidiano. Alcuni, inoltre, pur avendo letto le indicazioni nazionali e le molte circolari che caldeggiano queste modalità di approccio, evitano di trattare "certi" argomenti perchè reputati troppo difficili o non consoni all'età dei bambini.

Parallelamente, l'innovazione didattica non mi pare ancora "assorbita" e il fare scuola risulta sempre troppo legato a scadenze e a programmi che non ci sono più.

La "lentezza" tanto agognata da Gianfranco Zavalloni non è ancora stata assimilata, cos'è come la necessità di dare più tempo a tutti i bambini nel rispetto della loro crescita, delle loro difficoltà e della condivisione. La conversazione e la lettura quotidiana di testi da parte dell'insegnante è nella mia classe si svolgono nell'"angolo morbido" sono pratiche assai poco diffuse anche nella scuola dell'infanzia. Molti colleghi, quando racconto questo mio modo di affrontare la giornata scolastica, spesso mi chiedono se non mi "fa perdere tempo" per "andare avanti" con altre attività. Pochi giorni fa, a Trento, ho invece trovato alcuni insegnanti che per iniziare la mattinata scolastica utilizzano il "dado dell'amore o della pace". Trovo questo "gioco" molto stimolante e penso che a breve lo proporrò ai miei bambini.

Un'altra cosa di cui mi sono accorta durante gli interventi di formazione è che difficilmente si ragiona o si propongono attività in un'ottica di sviluppo delle competenze. Mi rendo perfettamente conto è anche perchè l'ho vissuto in prima persona delle difficoltà a riadattare una pratica portata avanti per anni; tuttavia i necessari ripensamenti dell'azione didattica mi sembrano ancora troppo "subuiti" e non "agiti". Per quanto riguarda poi la didattica della lingua, nella maggior parte dei casi il metodo utilizzato per l?apprendimento della lettura e della scrittura è  piuttosto rigido e non in linea con le ricerche dello sviluppo evolutivo del bambino e le recenti scoperte delle neuroscienze riguardo alle competenze specifiche utili a tale insegnamento. Il bambino non sempre viene messo al centro dell'azione educativa, il fulcro da cui partire, ma spesso è ancora concepito come "vaso da riempire e non fuoco da accendere". Mi è capitato tante, troppe volte di vedere facce perplesse di fronte ai tentativi di scrittura ancora incerti dei bambini della scuola dell'infanzia e della primaria. Perchè non solo i genitori ma anche alcuni insegnanti pensano ancora che sia la scuola a dover gettare le basi degli apprendimenti in un'ottica poco attenta ai vissuti e alle esperienze pregresse. Questo avviene molto spesso anche con quei bambini che arrivano da altri paesi, dove la "negazione" o il "non riconoscimento" di una vita vissuta "altrove" causa problemi legati all'inserimento e li fa sentire poco compresi e accettati.

Da quello che ho potuto ascoltare e condividere con alcuni colleghi, anche l'ambiente-scuola e la cura dell'aula sono spesso influenzati negativamente da una serie di norme di sicurezza che vanno contro quella che dovrebbe essere la gestione dello spazio-aula. Spesso, un po' ovunque, i dirigenti amministrativi e i responsabili della sicurezza negano agli insegnanti la possibilità di attaccare cartelloni, carte geografiche e manufatti, applicando alla lettera norme che dovrebbero invece essere riviste. Assurdo, quando poi armadi, scaffali, banchi e sedie in dotazione risalgono a diversi decenni fa e sono tutto fuorchè sicuri e a norma.

Penso che la scuola debba ancora crescere e sia necessario lavorare sulla formazione degli insegnanti aiutandoli a porsi domande e stimolandoli verso nuove conoscenze. Nello stesso tempo, tuttavia, temo che imporre la formazione non sia la strada giusta. A mio parere sarebbe molto meglio che questo stato più volte condiviso dai gruppi di docenti con i quali ho lavorato è prevedere all'interno delle scuole gruppi guidati da esperti in grado di supervisionare il lavoro di rinnovamento e revisione della didattica. Insomma, forse la strada è stata segnata ma si presenta ancora impervia e piena di ostacoli.

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* Maestra a Genova, si occupa di intercultura e di plurilinguismo e di progetti di promozione della lettura. è autrice di "Una scuola tante lingue. Lavorare in una classe multiculturale" (introduzione di Graziella Favaro, Junior-Mce, Biblioteca di lavoro dell?insegnante, Gennaio 2013)

EMERGENZA TERREMOTO CENTRO ITALIA

Sono passati pochi giorni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia: ci sono state molte vittime e numerosi feriti. Paesi rasi al suolo, cumuli di macerie, persone disperse e migliaia di sfollati. E' un dramma, in provincia di RIETI. AMATRICE un paese devastato dalla scossa di magnitudo 6.0, che ha travolto anche ACCUMOLI, ARQUATA e la frazione PESCARA del TRONTO, Distrutta. L'epicentro del sisma è stato a 4 chilometri di profondità nei pressi di Accumoli. Moltissime le persone che sono state colpite dal terremoto. Crollati palazzi, chiese, statue e monasteri, il territorio è cambiato, una situazione veramente drammatica, una tragedia dove gli aiuti rischiano di essere insufficienti. 

Molte le iniziative di solidarietà per aiutare le vittime e gli sfollati delle provincie di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia. I bisogni sono moltissimi e al momento molti vivono in campi di fortuna o all'aperto. Anche noi di DSF non vogliamo perdere il tempo per aiutare la popolazione, fornendo un concreto aiuto prima dell'arrivo dell'autunno che porterà ulteriore criticità. E' immediatamente scattata la macchina della beneficenza per soccorrere le vittime e gli sfollati del terremoto che ha colpito il centro Italia. Da tutta Italia stanno arrivando iniziative e aiuti umanitari, la protezione civile è presente con i suoi operatori continuamente ininterrotamente.

Come già in occasione di altri eventi tragigici DSF aveva promosso delle iniziative per il Terremoto in Emilia Romagna e per il terremoto in Nepal. DSF ha deciso di promuovere una raccolta fondi immediata che sarà destinata alla ricostruzione di edifici scolastici, per aiutare, gli alunni, i Dirigenti Scolastici e gli insegnanti nella ricostruzione della comunità scolastica e al ripristino veloce delle condizioni di normalità. 

E' possibile effettuare un versamento con causale "Contributo Terremoto Italia" attraverso il conto corrente 
BANCA ETICA IT46T0501812101000000175233

                                                                                    

Per info: scrivere ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

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Conoscere i conflitti per costruire la pace

Il percorso "Conoscere i conflitti per costruire la pace" intende promuovere competenze professionali nell'ambito dell'educazione globale e nel contempo essere opportunità per gli alunni per apprendere comportamenti adeguati a vivere nella quotidianità i litigi, a riconoscere e a prevenire le situazioni conflittuali, in modo da rendere concreta la gestione pacifica dei rapporti interpersonali.

TITOLO PROGETTO

Conoscere i conflitti per costruire la pace: un percorso di educazione alla pace per le scuole primarie e secondarie inferiori della Provincia di Trento.

TIPO DI PROGETTO

Educazione allo sviluppo

CAPOFILA Docenti Senza Frontiere Onlus
PARTNER

Fondazione Fontana Onlus

Istituto Comprensivo Aldeno-Mattarello

DESTINATARI

Studenti, docenti e famiglie degli istituti comprensivi che aderiscono al progetto.

OBIETTIVI

Obiettivo generale: accrescere negli alunni una cultura alla pace, attraverso la comprensione degli eventi bellici in atto, di quelli che si sono verificati nel passato e la lettura delle principali dinamiche conflittuali che caratterizzano lo scenario sociale attuale, per educare alla conoscenza di sè, al rispetto dell'altro, attraverso la consapevolezza delle emozioni e dei sentimenti, alla convivenza democratica, alla cittadinanza attiva e consapevole.

Obiettivi specifici:

  • accrescere negli alunni competenze di educazione alla cittadinanza globale, conoscenze e abilità per riflettere, comprendere e acquisire consapevolezza su diversi aspetti della vita;
  • accrescere nei docenti competenze professionali di educazione alla cittadinanza globale e aiutarli a selezionare e utilizzare con consapevolezza ed intenzionalità strumenti e metodologie per creare condizioni facilitanti la promozione dell'educazione alla pace e alla cittadinanza.
ATTIVITA'
  1. Costruzione di 3 Unità di Lavoro (UdL).
  2. Costruzione di un dossier on-line ad uso di docenti e studenti.
  3. Promozione delle proposte negli istituti e raccolta adesioni.
  4. Gestione e organizzazione dei laboratori nelle classi.
  5. Iniziative finali di valorizzazione e di restituzione dei prodotti realizzati.
  6. Comunicazione alla cittadinanza dei risultati del progetto.
  7. Monitoraggio, valutazione e rendicontazione del percorso.
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COSTO PROGETTO € 9.160,00
FINANZIAMENTI ESTERNI Provincia Autonoma di Trento - Assessorato alla Cooperazione allo sviluppo: € 6.400,00
SITO DI RIFERIMENTO

Dossier Online DSF: Conoscere i conflitti 

Mostra Quaderno Etico: Guerre e diritto alla pace

Dossier Online WSA: Armi e bagagli, guerre e conflitti e diritto alla Pace

DOSSIER ONLINE

2016 Armi 2 bis

Focus 1 Focus 2 Focus 3   Focus 4  Focus 5 Focus 6
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Disegni e quaderno Etico 2016

Si è concluso lo spoglio della votazione in più scuole per decretare il disegno che diventerà la copertina del quaderno etico 2016/17. 64 le copertine in gara, tutte apprezzate da grandi e piccini, che dopo un'attenta analisi, hanno scelto, non con poche difficoltà, quella ritenuta più significativa e rappresentativa del tema che doveva esprimere: guerra e pace.
Tutti bellissimi, tutti con un significato espresso da questi giovani artisti, tutti terribilmente veri. I ragazzi del liceo artistico Vittoria di Trento hanno conquistato tutte le fasce di età, che in egual misura hanno voluto partecipare alla selezione.
Tanti i voti, differenti le preferenze, ma uno su tutti ha guadagnato un maggior consenso nella variegata platea: il numero 61.
Tante mongolfiere colorate sorvolano nere bombe pronte ad esplodere. La nostra Terra vista dall'alto si dispiega in tutta la sua crudeltà e capacità di provocare morte. Ma l'uomo è anche altro. L'uomo ha la capacità di elevarsi e comprendere i propri errori per porvi rimedio. Distaccandosi dalle brutture e riflettendo su ciò che lo circonda, l'uomo può creare un mondo migliore. Il cielo non è azzurro e limpido, ma cosparso di nubi perché qualsiasi percorso noi decidiamo di intraprendere sarà ricco di ostacoli da superare. La differenza sarà l'obiettivo: la gioia della pace o l'orrore della guerra. Dipenderà sempre dalle scelte individuali di ognuno di noi. Un dipinto ricco di particolari, di minuziosi dettagli che rendono questo disegno di facile lettura e al contempo di piacevole visione.

 

 

Una nuova aula informatica a XHEMAIL KADA

Sono stati consegnati ieri alla scuola Xhemail Kada del quartiere di Shtat Shatore (Peje/Pec Kosovo) i 10 computer e la stampante multifunzione per allestire l'aula di informatica. L'iniziativa è parte del progetto: Anche a Shtat Shtatore "tutti a scuola!" promosso da Docenti Senza Frontiere in collaborazione con l'Associazione Trentino con i Balcani e l'Istituto Comprensivo Aldeno Mattarello. Erano presenti il Sindaco Gazmend Muhaxheri, l'Assessore all'istruzione Besim Avdimetaj, il coordinatore e la amministratrice di ATB in Kosovo Elbert Krasniqi e Shpresa Sefaj e ovviamente il direttore della scuola Nimon Alijaj.

IL PROGETTO
ll progetto promosso da Docenti Senza Frontiere, in collaborazione con ATB e con il contributo della Provincia Autonoma di Trento, mira a favorire la diminuzione dell'abbandono scolastico e i processi di inclusione sociale degli alunni della scuola "Xhemail Kada" di Pej?/Pec. In particolare, esso intende sostenere e rinforzare l'attività didattica degli insegnanti della scuola, anche in linea con quanto stabilito dall'Action Plan per l'integrazione delle comunità rom, ashkali ed egiziana del Kosovo (2009?2015) elaborato dal governo di Pristina. Si intende perciò agire sia a livello didattico-educativo sia nei confronti delle famiglie e della comunità, in modo da favorire quei processi di inclusione socio-economica necessari allo sviluppo locale. Per questo il progetto vede coinvolti alcuni partner locali fondamentali, quali il Comune di Pejè/Pec e l?Associazione Trentino con i Balcani che da anni collabora con la scuola del quartiere di Shtat Shtatore.

Il progetto prevede percorsi di formazione ed aggiornamento per insegnanti, 2 campi estivi di animazione, un laboratorio annuale di narrazione e fiabe appartenenti al patrimonio delle culture presenti in Kosovo, un laboratorio annuale sui diritti umani e diritti dell'infanzia ed una serie di iniziative ed interventi di tipo socio-culturale rivolte al quartiere di Shtat Shtatore ed alla scuola Xhemail Kada.

(a cura di Paola Filippi)

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E' sempre possibile spingere la storia nella direzione opposta

Aspettatevi di essere trasportati in un altro mondo, non come in un sogno, anzi piuttosto in un incubo, di quelli da cui non riuscite a svegliarvi. Vi ci sarete accostati volontariamente decidendo di andare a vedere uno spettacolo e, a dirla tutta, all'inizio vi sarà sembrato molto divertente ma poi, all'improvviso, i due attori in scena hanno iniziato a martellarvi la testa con descrizioni, immagini, dialoghi di una tale crudeltà e a tal punto strazianti che avreste preferito tornare a casa e dimenticare tutto. Era difficile perché le parole dette erano pesanti come macigni nonostante fossero state evocate da solo due persone, vestite semplicemente, in nero, senza maschere, senza trucco, senza oggetti, senza scenografia: parole e gesti gli unici strumenti a loro disposizione e una storia da raccontare.
La storia è quella della guerra nella ex Jugoslavia, una storia che è entrata di diritto nel libro del guinness dei primati; una rarità per un conflitto che, a dispetto di quanto la vicinanza geografica all'Italia e la prossimità temporale lascerebbero supporre, resta pressoché dimenticato: troppo recente per essere studiato e troppo vecchio per essere ricordato. Per essere attivi osservatori dei record raggiunti da quella guerra, immaginate di trovarvi a un tavolo di Poker Texas hold'em con 4 giocatori: la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam e la guerra nella ex Jugoslavia. La prima tira una carta: su 100 morti, 90 in divisa e 10 civili. Risponde la seconda: i civili morti ogni 100 persone si impennano a 67. Il Vietnam è però forte della sua carta: 80 civili ogni 100 morti. è però la carta della ex Jugoslavia a puntare un "all-in" e a vincere con ben 95 civili morti ogni 100. è record. Così come lo sono il più alto numero di italiani morti nel conflitto dopo la seconda guerra mondiale, con o senza la divisa, e il più lungo assedio nella storia bellica moderna, quello di Sarajevo, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.
Dinanzi a cotanti numeri da guinness, non potevano esserlo da meno i protagonisti di queste storie, veri e propri eroi e campioni di umanità che la guerra e l'odio etnico-religioso non hanno intaccato, a Srebrenica come a Sarajevo, o in altri luoghi ben meno noti e sotto i riflettori mediatici del conflitto. Storie vere, testimonianze dirette raccolte dal registratore di una cardiologa volontaria in Bosnia durante la guerra civile, Svetlana Broz, e trasformate in un volume. Un cognome celebre quello dell'autrice che non delude le aspettative: la dottoressa Broz è la nipote di quel maresciallo Tito che dal secondo dopoguerra al 1980 fu l'indiscusso presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Serbi, croati, bosniaci-musulmani, macedoni e albanesi, tutti vestono le parti delle vittime e dei carnefici nei diversi episodi tratti dal libro della Broz e raccontati da questo spettacolo teatrale-documentario portato in scena da Marco Cortesi e Mara Moschini ovunque ce ne sia richiesta in tutta Italia (e non solo). L'intento è Fare memoria dell'ultima sanguinosa guerra nei Balcani indagando sulla soggettività di ogni individuo all'interno del conflitto, come lo stesso titolo dello spettacolo ricorda è La scelta. E tu cosa avresti fatto??. L'eroismo non si apprende da un film, né esiste una scuola che lo insegna, è una scelta personale. Quella di unirsi o meno alla bestialità della guerra e decidere se vedere la persona al di là degli abiti indossati o del simbolo religioso al collo. Una divisa quella indossata anche dai caschi blu della missione UNPROFOR dell'ONU, una Protection Force (forza di protezione) secondo le intenzioni del Palazzo di Vetro che la istituì nel 1992 ma con un mandato internazionale talmente debole che i suoi uomini furono percepiti quali "oggetti inutili e fermi": anch'essi, singolarmente e come persone, avrebbero potuto fare una scelta diversa. Ciascuna persona nel conflitto, cos? come ognuno degli spettatori nel mondo avrebbe potuto scegliere diversamente, perché quando in gioco c'è la vita o la morte il dilemma tra "non voglio" e "non posso" diventa molto, molto più semplice da sciogliere. E' a questo punto che la scena in cui agiscono gli attori si allarga al di là del conflitto raccontato, e ci riporta alla quotidianità, a quel non poter agire sui meccanismi della corruzione, della discriminazione, della violenza, dello sfruttamento a cui spesso assistiamo come osservatori passivi, senza scegliere di essere se non per forza degli eroi, per lo meno cittadini coscienti e impegnati. Non possiamo o non vogliamo!

Miriam Rossi
Docenti Senza Frontiere

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