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RIflessioni

Per un nuovo umanesimo e per una nuova cittadinanza

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Sfogliando le pagine dei quotidiani oltre allo sconcerto e alla tristezza nel leggere la descrizione delle atrocità di Dacca e il racconto della normalità della vita delle vittime, siamo rimasti colpiti dalle foto dei terroristi: visi giovani, occhi ridenti, sorrisi luminosi di chi ha davanti un futuro. Tra le braccia un'arma e come abito una divisa, comune a tutti. Se non conoscessimo i fatti potremmo illuderci che possano essere foto di giovani che giocano, che scherzano alla guerra. Non è possibile non soffermarsi ad osservare quelle foto ed immaginare la vita, l'identità di chi è stato fotografato. Figli forse, fratelli anche: ma la domanda che tormenta, che inquieta alla fine è, per chi ha a che fare con i giovani con la loro educazione: chi si sarà preso cura di loro, chi avranno avuto al loro fianco nell'infanzia, nell'adolescenza per affrontare e capire la vita? Chi li avrà manipolati al punto da convincerli che esiste un dio che in nome suo vuole tutto questo? E allora riguardando le foto possiamo tentare di non sentirci così impotenti: come educatori, qui e ora, dobbiamo sentire forte la responsabilità come insegnanti di formare prima di tutto persone, di promuovere quel "saper essere" che accanto al sapere e al saper fare è l'unica condizione per imparare a diventare persone. E soprattutto di insegnare a considerare gli altri come persone, qualunque sia la loro razza e la loro religione. Per un nuovo umanesimo e per una nuova cittadinanza.

 



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