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RIflessioni

La riforma del pensiero

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Siamo tristi. Il sentimento che meglio può descrivere il nostro stato d'animo di fronte alla tragedia di Parigi è la tristezza.
Non siamo esperti di geopolitica, non vogliamo lanciarci in disquisizioni articolate e interpretative di quanto è accaduto. Analizzare in senso riflessivo gli errori o le colpe della nostra società occidentale può essere utile solo se rappresenta un punto di partenza dal quale far scaturire azioni di cambiamento.

E' la tristezza che pervade i nostri animi, ma non il senso di impotenza. Ancora di più siamo convinti che l'unico mezzo per contrapporci alla sensazione di paura, per impedire il regresso della democrazia e il diffondersi della rivolta, sia l'educazione.
Quanto è accaduto deve rafforzarci nella convinzione che solo attraverso un cambiamento di mentalità si potrà ostacolare il prolificare di strategie terroristiche e violente. Per aiutare a comprendere il fenomeno della globalizzazione, incoraggiare la coesione sociale è necessario il consenso sociale che si può ottenere solo attraverso l'educazione, con il coinvolgimento responsabile della scuola e di tutti gli attori che a vario titolo si occupano di educazione.
Avvertiamo l'urgenza di una Europa che si ponga come sistema, che non dia solo indicazioni o raccomandazioni ma che renda visibili e concrete le priorità politiche in materia di investimento e di riforma nel settore dell'istruzione e della formazione per affrontare il contesto globalizzato attuale in un'ottica di convivenza pacifica.
"Una civiltà che ha cura di sè, e come tale tiene in massimo conto il valore della libertà, non può non dedicare risorse alla riforma del pensiero. Per questo vanno concepiti e organizzati adeguati contesti di apprendimento. Se esiste una codipendenza evolutiva tra libertà e pensare, allora i contesti in cui si educa al pensare in vista della libertà, non possono essere che essi stessi ispirati dalla libertà; pertanto il principio che li guida deve essere quello di far acquisire pratica del come pensare senza voler prescrivere che cosa si debba pensare, nè quali verità debbano essere credute"(Luigina Mortari).

Educare, riformare il modo di pensare per allenare i nostri giovani ad un dialogo cooperativo, con spirito costruttivo, mossi non dall'intenzione di mettere in scacco l'altro, vincendolo alle proprie argomentazioni, ma dal desiderio di trovare un accordo: è questa la soluzione che ci sentiamo in grado di sostenere come antidoto al rischio di una guerra di civiltà. Tristi quindi, ma non impotenti, consapevoli del nostro ruolo nel costruire una nuova idea di cittadinanza, attiva e planetaria contro ogni forma di terrorismo.
Solidali con Parigi, con tutti i Francesi e con tutti gli uomini che vogliono la pace.

di Daniela Buffoni
docente e 
Presidente Docenti Senza Frontiere



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