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EMERGENZA TERREMOTO CENTRO ITALIA

Sono passati pochi giorni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia: ci sono state molte vittime e numerosi feriti. Paesi rasi al suolo, cumuli di macerie, persone disperse e migliaia di sfollati. “E’ un dramma, in provincia di RIETI. AMATRICE un paese devastato dalla scossa di magnitudo 6.0, che ha travolto anche ACCUMOLI, ARQUATA e la frazione PESCARA del TRONTO, Distrutta. L’epicentro del sisma è stato a 4 chilometri di profondità nei pressi di Accumoli. Moltissime le persone che sono state colpite dal terremoto. Crollati palazzi, chiese, statue e monasteri, il territorio è cambiato, una situazione veramente drammatica, una tragedia dove gli aiuti rischiano di essere insufficienti. 

Molte le iniziative di solidarietà per aiutare le vittime e gli sfollati delle provincie di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia. I bisogni sono moltissimi e al momento molti vivono in campi di fortuna o all'aperto. Anche noi di DSF non vogliamo perdere il tempo per aiutare la popolazione, fornendo un concreto aiuto prima dell'arrivo dell'autunno che porterà ulteriore criticità. È immediatamente scattata la macchina della beneficenza per soccorrere le vittime e gli sfollati del terremoto che ha colpito il centro Italia. Da tutta Italia stanno arrivando iniziative e aiuti umanitari, la protezione civile è presente con i suoi operatori continuamente ininterrotamente.

Come già in occasione di altri eventi tragigici DSF aveva promosso delle iniziative per il Terremoto in Emilia Romagna e per il terremoto in Nepal. DSF ha deciso di promuovere una raccolta fondi immediata che sarà destinata alla ricostruzione di edifici scolastici, per aiutare, gli alunni, i Dirigenti Scolastici e gli insegnanti nella ricostruzione della comunità scolastica e al ripristino veloce delle condizioni di normalità. 

È possibile effettuare un versamento con causale “Contributo Terremoto Italia" attraverso il conto corrente 
BANCA ETICA IT46T0501812101000000175233

                                                                                    

Per info: scrivere ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Disegni e quaderno Etico 2016

Si è concluso lo spoglio della votazione in più scuole per decretare il disegno che diventerà la copertina del quaderno etico 2016/17. 64 le copertine in gara, tutte apprezzate da grandi e piccini, che dopo un'attenta analisi, hanno scelto, non con poche difficoltà, quella ritenuta più significativa e rappresentativa del tema che doveva esprimere: guerra e pace.
Tutti bellissimi, tutti con un significato espresso da questi giovani artisti, tutti terribilmente veri. I ragazzi del liceo artistico Vittoria di Trento hanno conquistato tutte le fasce di età, che in egual misura hanno voluto partecipare alla selezione.
Tanti i voti, differenti le preferenze, ma uno su tutti ha guadagnato un maggior consenso nella variegata platea: il numero 61.
Tante mongolfiere colorate sorvolano nere bombe pronte ad esplodere. La nostra Terra vista dall'alto si dispiega in tutta la sua crudeltà e capacità di provocare morte. Ma l'uomo è anche altro. L'uomo ha la capacità di elevarsi e comprendere i propri errori per porvi rimedio. Distaccandosi dalle brutture e riflettendo su ciò che lo circonda, l'uomo può creare un mondo migliore. Il cielo non è azzurro e limpido, ma cosparso di nubi perché qualsiasi percorso noi decidiamo di intraprendere sarà ricco di ostacoli da superare. La differenza sarà l'obiettivo: la gioia della pace o l'orrore della guerra. Dipenderà sempre dalle scelte individuali di ognuno di noi. Un dipinto ricco di particolari, di minuziosi dettagli che rendono questo disegno di facile lettura e al contempo di piacevole visione.

 

MODULO ADESIONE CAMPAGNA QUADERNI ETICI

Una nuova aula informatica a XHEMAIL KADA

Sono stati consegnati ieri alla scuola Xhemail Kada del quartiere di Shtat Shatore (Peje/Pec – Kosovo) i 10 computer e la stampante multifunzione per allestire l’aula di informatica. L’iniziativa è parte del progetto “Anche a Shtat Shtatore…tutti a scuola!” promosso da Docenti Senza Frontiere in collaborazione con l’Associazione Trentino con i Balcani e l’Istituto Comprensivo Aldeno Mattarello. Erano presenti il Sindaco Gazmend Muhaxheri, l’Assessore all’istruzione Besim Avdimetaj, il coordinatore e la amministratrice di ATB in Kosovo Elbert Krasniqi e Shpresa Sefaj e ovviamente il direttore della scuola Nimon Alijaj.

IL PROGETTO
ll progetto promosso da Docenti Senza Frontiere, in collaborazione con ATB e con il contributo della Provincia Autonoma di Trento, mira a favorire la diminuzione dell’abbandono scolastico e i processi di inclusione sociale degli alunni della scuola “Xhemail Kada” di Pejë/Peć. In particolare, esso intende sostenere e rinforzare l’attività didattica degli insegnanti della scuola, anche in linea con quanto stabilito dall’Action Plan per l’integrazione delle comunità rom, ashkali ed egiziana del Kosovo (2009–2015) elaborato dal governo di Pristina. Si intende perciò agire sia a livello didattico-educativo sia nei confronti delle famiglie e della comunità, in modo da favorire quei processi di inclusione socio-economica necessari allo sviluppo locale. Per questo il progetto vede coinvolti alcuni partner locali fondamentali, quali il Comune di Pejë/Peć e l’Associazione Trentino con i Balcani che da anni collabora con la scuola del quartiere di Shtat Shtatore.

Il progetto prevede percorsi di formazione ed aggiornamento per insegnanti, 2 campi estivi di animazione, un laboratorio annuale di narrazione e fiabe appartenenti al patrimonio delle culture presenti in Kosovo, un laboratorio annuale sui diritti umani e diritti dell’infanzia ed una serie di iniziative ed interventi di tipo socio-culturale rivolte al quartiere di Shtat Shtatore ed alla scuola Xhemail Kada.

(a cura di Paola Filippi)

E’ sempre possibile spingere la storia nella direzione opposta

Aspettatevi di essere trasportati in un altro mondo, non come in un sogno, anzi piuttosto in un incubo, di quelli da cui non riuscite a svegliarvi. Vi ci sarete accostati volontariamente decidendo di andare a vedere uno spettacolo e, a dirla tutta, all’inizio vi sarà sembrato molto divertente ma poi, all’improvviso, i due attori in scena hanno iniziato a martellarvi la testa con descrizioni, immagini, dialoghi di una tale crudeltà e a tal punto strazianti che avreste preferito tornare a casa e dimenticare tutto. Era difficile però perché le parole dette erano pesanti come macigni nonostante fossero state evocate da solo due persone, vestite semplicemente, in nero, senza maschere, senza trucco, senza oggetti, senza scenografia: parole e gesti gli unici strumenti a loro disposizione e una storia da raccontare.
La storia è quella della guerra nella ex Jugoslavia, una storia che è entrata di diritto nel libro del guinness dei primati; una rarità per un conflitto che, a dispetto di quanto la vicinanza geografica all’Italia e la prossimità temporale lascerebbero supporre, resta pressoché dimenticato: troppo recente per essere studiato e troppo vecchio per essere ricordato. Per essere attivi osservatori dei record raggiunti da quella guerra, immaginate di trovarvi a un tavolo di Poker Texas hold’em con 4 giocatori: la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam e la guerra nella ex Jugoslavia. La prima tira una carta: su 100 morti, 90 in divisa e 10 civili. Risponde la seconda: i civili morti ogni 100 persone si impennano a 67. Il Vietnam è però forte della sua carta: 80 civili ogni 100 morti. È però la carta della ex Jugoslavia a puntare un “all-in” e a vincere con ben 95 civili morti ogni 100. È record. Così come lo sono il più alto numero di italiani morti nel conflitto dopo la seconda guerra mondiale, con o senza la divisa, e il più lungo assedio nella storia bellica moderna, quello di Sarajevo, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.
Dinanzi a cotanti numeri da guinness, non potevano esserlo da meno i protagonisti di queste storie, veri e propri eroi e campioni di umanità che la guerra e l’odio etnico-religioso non hanno intaccato, a Srebrenica come a Sarajevo, o in altri luoghi ben meno noti e sotto i riflettori mediatici del conflitto. Storie vere, testimonianze dirette raccolte dal registratore di una cardiologa volontaria in Bosnia durante la guerra civile, Svetlana Broz, e trasformate in un volume. Un cognome celebre quello dell’autrice che non delude le aspettative: la dottoressa Broz è la nipote di quel maresciallo Tito che dal secondo dopoguerra al 1980 fu l’indiscusso presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Serbi, croati, bosniaci-musulmani, macedoni e albanesi, tutti vestono le parti delle vittime e dei carnefici nei diversi episodi tratti dal libro della Broz e raccontati da questo spettacolo teatrale-documentario portato in scena da Marco Cortesi e Mara Moschini ovunque ce ne sia richiesta in tutta Italia (e non solo). L’intento? Fare memoria dell’ultima sanguinosa guerra nei Balcani indagando sulla soggettività di ogni individuo all’interno del conflitto, come lo stesso titolo dello spettacolo ricorda “La scelta. E tu cosa avresti fatto?”. L’eroismo non si apprende da un film, né esiste una scuola che lo insegna, è una scelta personale. Quella di unirsi o meno alla bestialità della guerra e decidere se vedere la persona al di là degli abiti indossati o del simbolo religioso al collo. Una divisa quella indossata anche dai caschi blu della missione UNPROFOR dell’ONU, una Protection Force (forza di protezione) secondo le intenzioni del Palazzo di Vetro che la istituì nel 1992 ma con un mandato internazionale talmente debole che i suoi uomini furono percepiti quali “oggetti inutili e fermi”: anch’essi, singolarmente e come persone, avrebbero potuto fare una scelta diversa. Ciascuna persona nel conflitto, così come ognuno degli spettatori nel mondo avrebbe potuto scegliere diversamente, perché “quando in gioco c’è la vita o la morte il dilemma tra ‘non voglio’ e ‘non posso’ diventa molto, molto più semplice” da sciogliere. È a questo punto che la scena in cui agiscono gli attori si allarga al di là del conflitto raccontato, e ci riporta alla quotidianità, a quel non poter agire sui meccanismi della corruzione, della discriminazione, della violenza, dello sfruttamento a cui spesso assistiamo come osservatori passivi, senza scegliere di essere se non per forza degli eroi, per lo meno cittadini coscienti e impegnati. Non possiamo o non vogliamo?

Miriam Rossi
Docenti Senza Frontiere

FAUSTO DE STEFANI A TRENTO

Fausto de Stefani a Trento per la sensibilizzazione ai bambini e ai docenti, sul Nepal. 
Si è svolto stamattina giovedì 1 ottorbre 2015, dalle 10.15 alle 12 circa, un incontro speciale tra i bambini e insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Mattarello e Aldeno, nell’aula magna, e l’alpinista Fausto de Stefani.Ad accompagnarlo c’era il video giornalista trentino Alessandro Tamanini. L’incontro nasce a seguito di una iniziativa di solidarietà amministrata da Lorenza Nardelli, ex insegnante di scuola materna e collaboratrice presso i laboratori di attività opzionali con l’insegnante dell’Istituto Comprensorio Mattarello Aldeno, Daniela Zendri, nei quali i bambini delle classi 4° e 5° elementare hanno creato 4 arazzi impreziositi da materiali di riciclo e fantasia patchwork sul motivo delle quattro stagioni. I 4 arazzi sono stati successivamente posti in vendita di beneficienza durante la “Sagra dei Santi Anzoi” che si è svolta nel periodo 29 agosto – 7 settembre, con il tema “ la bellezza”. Gli arazzi sono stati esposti in una macelleria dismessa, e ridimensionata ad uso sociale e suggestivo. I fondi raccolti sono stati donati oggi a Fausto de Stefano, dalCOPAG, attraverso il Presidente Alessandro Nicolli e un arazzo volerà in Nepal, nella scuola RARAHIL MEMORIAL SCHOOL, insieme ai fondi e al progetto di Fausto de Stefani. Presenti alla cerimonia anche la Dirigente scolastica e la vice preside.

In seguito al racconto di sensibilizzazione di Fausto de Stefani, si è assistito a un video – testimonianza sulla scuola RARAHIL MEMORIAL SCHOOL, e alle testimonianze della tragedia del 25 aprile 2015,nella quale il terremoto scala 7.9 ha devastato Kathamandu e i suoi dintorni. A tal proposito, l’ASSOCIAZIONE DOCENTI SENZA FRONTIERE, situata nella sede dell’Istituto Comprensorio Mattarello Aldeno, ha colto l’occasione, con i suoi rappresentati, per presentare il progetto umanitario per la RARAHIL MEMORIAL SCHOOL. Il progetto prevede di realizzare i seguenti obiettivi :

  • Riqualificare e migliorare le azioni formative scolastiche e comunitarie dirette ai bambini, adolescenti, famiglie vulnerabili che fruiscono degli ambienti scolastici della RARAHIL MEMORIAL SCHOOL, dell’ambulatorio pediatrico, mensa e convitto;
  • Potenziare la connettività, la qualità dei servizi e delle prestazioni del sistema scolastico attraverso dotazioni di strumenti di Open Data, rivolti anche all’armonizzazione dei processi cognitivi di apprendimento permanente;
  • Promuovere attraverso la formazione tecnica incontri, seminari e workshop tematiche di didattica, pedagogia, educazione, salute, igiene, capacity building con spazi modulari e flessibili nell’empowermant del personale docente e non docente;
  • E-governmant e amministrazione digitale come capacità istituzionale e scambi interattivi con partner attuali e futuri in una dimensione innovativa e internazionale;
  • Incrementare l’attuale calendario di attività didattiche per una scuola “ smart school”, ( eco-friendly);
  • Ridurre il fallimento formativo precoce, nella dispersione scolastica e formativa, dovuta alla catastrofe naturale del terremoto e agli indicatori delle basse condizioni socio-economiche di vita esistenti.

Per maggiori informazioni contattare Docenti Senza Frontiere.

"Ogni tanto il sogno ti fa volare” – Fausto de Stefani

redatto: Isabella Chirico

VINICIO ONGINI OSPITE LUNEDÌ 5 OTTOBRE 2015

Fiabe senza frontiere: lunedì 5 ottobre 2015 per promuovere pratiche inclusive e un approccio didattico per competenze all'interno del progetto di cooperazione allo sviluppo denominato “Anche a Shtat Shtatore…Tutti a scuola! promosso da Docenti Senza Frontiere in Parteneriato con l'Associazione Trentinco con i Balcani. Un progetto per l’inclusione e il successo scolastico dei bambini e delle bambine di Peje/Pec, in Kosovo” alcuni colleghi kosovari e docenti trentini incontreranno Vinicio Ongini, maestro per vent'anni .che attualmente lavora presso l'Ufficio Integrazione degli alunni stranieri del Ministero dell'Istruzione.
La fiaba rappresenta il contenitore ottimale per facilitare l'incontro di ambienti e personaggi che appartengono a culture diverse: l'approccio narrativo della fiaba, proprio per le sue capacità di mettere in moto nei bambini dinamiche proiettive e identificative, consente di veicolare la conoscenza dell'altro, che costituisce il presupposto necessario per affermare condizioni di pacifica convivenza e di accettazione reciproca.
Attraverso la fiaba i bambini scoprono valori comuni e iniziano ad appropriarsi di comportamenti tolleranti e accoglienti verso i compagni di provenienza diversa.
L'intervento di Ongini il punto di partenza per la costruzione di un percorso didattico sulla fiaba rivolto a promuovere scambio di buone pratiche e inclusione scolastica.

LUNEDI' 5 OTTOBRE ORE 14.30 PRESSO AULA MAGNA SCUOLA PRIMARIA DI MATTARELLO

Ma davvero la Storia è maestra di vita?

“Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.
Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.
Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo. “

...

Le strofe di questa poesia sembrano scritte da un autore contemporaneo e descrivono con intense parole e drammatica oggettività quello che tutti i giorni da giorni ci viene mostrato sui giornali e dai mass media. Ma non raccontano di Siriani o di Albanesi.
In realtà è una delle tante poesie scritte da Edmondo De Amicis, “Gli emigranti” , pubblicata in una raccolta del 1880. E parla di Italiani. Di Italiani che migrarono. Il testo poetico è stato citato da Vincenzo Passerini, autore del libro “Ricordati che sei stato straniero anche tu” edito da Il Margine, all'interno della manifestazione Medita, mostra dell'Editoria trentina a Trento.

Buon Anno Scolastico

Nessuno educa nessuno,

nessuno educa se stesso,

gli uomini si educano tra loro

con la mediazione del mondo

(Paulo Freire)


Cari Docenti Senza Frontiere, a voi tutti l'augurio più caro dell'Associazione per il nuovo anno scolastico, che sia un anno di vera”buona scuola”in cui ognuno di noi che fa parte della comunità scolastica, studenti, docenti, genitori, possa imparare ancora di più ad essere-insieme-agli altri. L'augurio di educare i nostri alunni ad oltrepassare i propri confini, in un atteggiamento di solidarietà con le tante persone che in questi giorni con coraggio e dignità stanno “sconfinando”, abbandonando la terra di origine, andando oltre, incontro al nuovo: che tutti possiamo sentirci impegnati nel far cogliere e rafforzare con il nostro lavoro le interdipendenze positive che ci legano come appartenenti ad un'unica umanità e favorire, attraverso l'insegnamento, la costruzione di una convivenza nella quale vengano promossi i diritti di tutti. Buon anno scolastico a tutti!

Campo Estivo 2015

E’ entrato nel vivo il progetto “Tutti a scuola a Shtat Shtatore” che ha visto inizialmente la visita delle autorità kosovare in Trentino. Presso l’Istituto  Comprensivo di Aldeno-Mattarello, docenti di DSF, dirigente, rappresentanti di ATB e dell’osservatorio Balcani e Caucaso, hanno accolto il sindaco di Peja Gazmend Muhaxheri, e il ministro del lavoro e del welfare Arban Abrashi.

Una serie di incontri per definire, capire e comprendere esigenze e problematiche del campo scuola, che da lì a breve si sarebbe tenuto, e per costruire quelle relazioni necessarie affinché i due Stati possano  conoscersi e collaborare per favorire il miglioramento delle condizioni di vita dei più disagiati e deboli come, nello specifico, i bambini. 

Il 27 luglio il campo scuola apre le sue porte accogliendo bambini di varie etnie residenti in uno dei quartieri più degradati della città di Peja. La scuola è quella di  Xhemail Kada e fin da subito si notano le carenze abitative della struttura. Le finestre sono precarie, si staccano dagli infissi, le pareti andrebbero tutte dipinte e ripulite  dalla muffa dilagante, i bagni sono privi di acqua lasciando solo immaginare l’odore che possano sprigionare e il giardino esterno andrebbe sistemato e ripulito. Iniziamo a  lavorare con i bambini e ragazzi presenti utilizzando il materiale portato dall’Italia. 

Circa 100 giovanissimi ogni giorno hanno giocato, imparato, cantato, dipinto,  recitato. Fondamentale è stata la presenza della colazione e del pranzo che per molti sono gli unici pasti garantiti. Alcuni bambini nascondevano i panini per poterli  portare ai propri fratellini o sorelline: un gesto semplice e commovente che non necessita di commenti. Ad aiutarci c’erano i ragazzi di MPU, una cooperativa  kosovara, la quale ha condotto il campo negli anni precedenti. Una preziosa collaborazione che ha permesso di tradurre in pratica le nostre idee, le nostre  proposte, la nostra modalità educativa.

Molti bambini e ragazzi non sono scolarizzati e nonostante avessero già 13, 14, 15 anni non erano in grado di leggere e scrivere. Un  quartiere che vede come risorsa l’accattonaggio dei più piccoli che, chiedendo l’elemosina, portano a casa il denaro necessario al proprio sostentamento.  L’obiettivo del progetto, che continuerà anche il prossimo anno, è infondere fiducia nelle famiglia, far comprendere l’importanza della scuola per portare lentamente ad  un cambiamento sociale che, attraverso l’istruzione, rivaluti il valore individuale investendo sul futuro.

Alcuni insegnanti della scuola con alcuni dei ragazzi di MPU  verranno in Trentino ad ottobre per proseguire il cammino di formazione. Insieme ai nostri insegnanti parteciperanno a corsi di aggiornamento e, insieme ai nostri e ai loro  bambini, verrà creato un libro di fiabe da distribuire poi sul loro e sul nostro territorio. In un mondo interconnesso molto si può fare, anche lavorare insieme a  distanza, infondere fiducia nel futuro, agire per cambiare e dare linfa vitale anche ad un quartiere che sembra perduto e abbandonato. I giovani, su cui si cerca di fare leva,  saranno coloro che porteranno avanti gli insegnamenti e gli esempi ricevuti. Saranno i pionieri di una condizione migliore di vita. Victor Hugo, come fece nei Miserabili,  avrebbe considerato questi ragazzi, che faranno loro gli insegnamenti ricevuti, degli eroi: “la vita, la sventura, l'isolamento, l'abbandono, la povertà, sono campi di  battaglia che hanno i loro eroi, eroi oscuri a volte più grandi degli eroi illustri.”

La fabbrica della paura

I falsi dati e calcoli anti-immigrati di Leonardo Becchetti 

C’è una "fabbrica della paura" in servizio permanente effettivo che ha costruito una narrativa che alimenta la xenofobia di una parte degli italiani: gli stranieri sbarcano in numero sempre maggiore sulle nostre coste togliendo lavoro e risorse per il welfare agli italiani. Niente di più falso. I gesti concreti di accoglienza e le parole chiare venute ancora una volta dalla Chiesa italiana – soprattutto (ma non solo) per bocca del segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino – hanno il merito di cogliere con particolare lucidità questo problema, particolarmente grave, che si aggroviglia a cavallo tra politica e comunicazione in Italia.

Cominciamo ad annotare, allora, che gli immigrati non sono un peso ma un beneficio per le casse dello Stato pagando 8,6 miliardi di euro di imposte su 45 miliardi di reddito imponibile e ottenendo, nel complesso, risorse pubbliche per 3,9 miliardi in meno. Con un rapporto di 1,06 – praticamente di uno a uno – tra popolazione che lavora e inattivi (il più basso nella Ue dopo la Grecia e contro l’1,76, ad esempio, della Germania) abbiamo, poi, enorme bisogno di "forza lavoro" addizionale. Quanto agli arrivi sta accadendo in realtà l’opposto di ciò che si racconta, perché la crisi economica ha ridotto la desiderabilità del nostro Paese. Gli immigrati si fermano da noi in quantità minori rispetto agli anni passati, approdano e transitano con la speranza di arrivare altrove, e invece noi ne abbiamo bisogno.

E purtroppo li sfruttiamo (come sta raccontando l’impressionante reportage di Matteo Fraschini Koffi pubblicato ieri e oggi a pagina 4, ndr) in filiere agricole dove sono pagati pochi euro al giorno per tenere bassi i prezzi dei nostri prodotti e alti i guadagni degli intermediari. Uno sfruttamento che arriva all’estremo, come le ancora recentissimi notizie di quattro morti per caldo e fatica nella raccolta di uva e pomodori in Puglia.

In una sua riflessione contro «la retorica della paura», Maurizio Ambrosini ricorda che gli ingressi che erano fino al 2009 più di 400mila all’anno sono scesi a circa 250mila (con una quota dominante di ingressi regolari rispetto agli sbarchi irregolari). Molti più stranieri vengono in realtà accolti da Germania, Francia, Regno Unito. Per non parlare di Paesi più "poveri" (ma evidentemente più ricchi di capacità di accoglienza) come Turchia e Libano, alle prese con milioni di di rifugiati senza per questo vedere incepparsi le loro economie. In Libano, oggi, ci sono 200 rifugiati ufficiali (in crescita costante) per 1.000 abitanti, in Italia 1 e in Svezia 9. E come quota di immigrati sulla popolazione in Italia siamo molto al di sotto di altri grandi Paesi come Germania e Francia anche se abbiamo registrato una crescita maggiore dal 2000 ad oggi.

Come ho potuto personalmente osservare in una ricerca condotta in Germania, negli anni di recessione la tolleranza verso gli stranieri tende a diminuire: ciò accade per la percezione che la torta non cresce e che lo "straniero" è colui che arriva per ridurre la tua fetta. I dati sopra citati ci dicono però che in realtà non è così, perché gli stranieri che lavorano contribuiscono a rendere la torta più grande e il loro "voto coi piedi" nei periodi di recessione si dirige in maniera preferenziale verso Paesi dove le torte sono maggiori e continuano a crescere (e i migranti contribuiscono col loro lavoro a farle crescere meglio). Ecco perché l’Italia è oggi meta molto meno appetita e prevalente terra di transito.
Il fatto che alcuni organi di comunicazione si siano trasformati da tranquilli e seri luoghi di approfondimento a "fabbriche del sospetto" e persino a "fabbriche dell’odio" verso gli stranieri dovrebbe allarmarci. L’obiettivo viene spesso realizzato con strumenti rozzi e grossolani, ma comunque efficaci nell’influenzare la sensibilità meno attenta dell’opinione pubblica.

Se il protagonista di un fatto efferato di cronaca è un nostro connazionale l’origine geografica non conta, se è un romeno, un rom o un africano la provenienza finisce subito nel titolo e per giorni apre il dibattito sul carattere della popolazione in questione. Più in generale, per motivi speculativi di posizionamento di mercato mediatico e politico, la "fabbrica dell’odio" fa passare un’associazione falsa e insidiosa: se per molti italiani le cose non vanno come un tempo, se il benessere economico si riduce, se si esce dalla classe media (7 milioni di persone), se per la prima volta questa generazione non crede che il futuro sarà migliore del presente, la colpa è di chi sbarca sulle nostre coste fuggendo da guerre e povertà.

Già in passato il soffermarsi morboso sui fatti di cronaca nera ha prodotto un’alterazione della realtà, con un’insicurezza percepita in grande aumento a fronte di una riduzione secolare degli omicidi nel nostro Paese. Oggi il tragico giochino si ripete con gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste: sono in spaventoso aumento, si grida, e gli altri Paesi europei lasciano tutto il fardello e i relativi costi sulle nostre spalle. Le cronache di questo giornale smontano falsità e luoghi comuni, ma la "fabbrica della paura" (e del risentimento) lavora a pieno ritmo.

È evidente che l’immigrazione, oggi come in passato, richiede politiche efficaci a livello nazionale e internazionale relativamente alla distribuzione dei flussi, ai processi d’integrazione e ai criteri di selezione. Ma non è questo il punto su cui vogliamo soffermare l’attenzione. Se la strategia dell’opposizione al governo Renzi – che sta occupando anche spazi sinora tipici del centrodestra, annunciando un piano di riduzione delle tasse – è quella dell’odio contro gli stranieri il gioco è a perdere per l’Italia oltre che per chi lo conduce. La maggioranza degli italiani non si conquista con la retorica della paura. Il che non deve però indurci a ignorare il fatto che i danni che questa campagna può produrre al nostro tessuto sociale possono essere devastanti. Assieme all’annebbiamento delle menti, la "fabbrica della paura" può impoverirci non solo economicamente, ma anche umanamente e spiritualmente.

(Leonardo Becchetti/Avvenire 14 agosto 2015)

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