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modulo adesione quaderni 2017

Aderire alla CAMPAGNA QUADERNI ETICI a scuola significa sostenere lo sforzo dell'Associazione in difesa del Diritto all'istruzione e allo studio di Tutte e di Tutti per una società sia locale che internazionale. DSF non persegue fini di lucro, è aperta a tutti coloro che desiderano condividere l’interesse per i valori promossi e sostenuti in questi anni.
Per aderire alla Campagna Quaderni etici a scuola e ricevere il kit quaderni con le rigature richieste, puoi compilare il modulo sotto riportato e inviare la tua registrazione online. Successivamente fare un bonifico di € 15,00 intestato a Docenti Senza Frontiere Onlus sul conto corrente IT07D0830434290000040309122 indicando nella causale: Campagna Quaderni Etici.
DSF in questi anni ha promosso progetti di solidarietà locale ed internazionale tutti mirati a supportare il diritto allo studio. Abbiamo offerto spettacoli, ed eventi teatrali, convegni, progetti in molte scuole a favore dei nostri alunni e portato i nostri lavori in altri paesi.
Il DIARIO SCOLASTICO, ogni anno con un tema diverso, sostiene coerentemente il progetto del vostro Istituto e di una scuola che educa alla convivenza democratica. Riporta l'attenzione su ciò che è veramente importante, l'essere e non l'apparire, giochi didattici in tre lingue, consigli di lettura per ordine di scuola, ecc. Per aderire è necessario integrare di 7,00 euro l'adesione alla campagna quaderni.
Se non hai ritirato a scuola la Brochure completa con le informazioni del progetto o il tagliando per l'adesione puoi scaricare i materiali dai seguenti link riportati sotto:

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Apprendere in modo diverso

di Angela Maltoni*


In questo primo trimestre di anno scolastico ho avuto modo di svolgere molta attività di formazione, da docente e non, sia nella mia città che in diversi centri del nord Italia. Ogni volta, conclusa la sessione, ripenso a quello che ho cercato di trasmettere ai colleghi e a ciò che ho imparato. Incontrare insegnanti di luoghi anche molto lontani tra loro, “mischiare” – condividendole – le conoscenze e ascoltare buone pratiche facilita senza dubbio la crescita professionale. A mio avviso la formazione è da sempre – e non solo da quando viene imposta dalla cosiddetta “Buona Scuola” – uno stimolo a rivedere, in chiave critica e pedagogica, tutto quello che quotidianamente coinvolge la pratica didattica.

Le attività che ho condotto hanno riguardato il metodo che utilizzo nella mia classe sperimentale – il Metodo Naturale mutuato da Célestin Freinet – ma anche tematiche legate al plurilinguismo, all’intercultura e alla gestione di classi multiculturali.

Ultimo, non per importanza ma di tempo, l’intervento a cui ho partecipato a Trento in duplice veste – docente/discente – sulla cittadinanza mondiale.

Fare attività di formazione lontano dalla propria realtà scolastica, come mi era già accaduto in precedenza ancora a Trento e a Piacenza, suscita in me un maggiore interesse. Sia verso i relatori che nei confronti delle osservazioni degli insegnanti che mi siedono a fianco in platea, partendo dal presupposto che chi sceglie attività di formazione incentrate su temi specifici come quelli sopracitati sia in qualche modo coinvolto, stimolato e motivato al cambiamento.

Tuttavia, spesso mi viene spontaneo pensare che, come si suol dire, “tutto il mondo è paese”: purtroppo alcune osservazioni, un po’ stereotipate, si ritrovano ovunque. Lo “straniero”, passatemi la provocatorietà del termine, viene visto – anche se da un numero di docenti in netto calo rispetto a qualche tempo fa – ancora come “emergenza” e in alcuni casi come un “problema”. E questo accade tanto a Genova, dove le classi ormai da molti anni sono eterogenee per provenienze geografiche, quanto a Trento, dove il fenomeno migratorio è assai più contenuto. L’accoglienza viene ormai svolta come pratica consolidata, anche se ho avvertito un certo scoraggiamento riguardo alle criticità dovute alle lingue di provenienza e alla valutazione. Nel caso specifico, alcune scuole – la mia è tra queste – in nome dell’autonomia scolastica e della normativa hanno da tempo adottato un metro di valutazione attento ai bisogni di questi alunni prevedendo – con attività individualizzate – un’attenzione particolare nelle proposte e tempi più lunghi.

Nonostante se ne parli da molti anni, l’intercultura così come l’educazione alla cittadinanza mondiale sono ancora intese come discipline parallele e non trasversali e questo implica un “accantonamento” delle attività in tempi ristretti e non adeguati. Pochi insegnanti riescono a comprendere l’importanza di “mischiare” e “contaminare” tutti gli apprendimenti in modo che l’intercultura, le tematiche legate alla pace, alla cittadinanza mondiale, alle differenze e alle diversità possano diventare veramente lo sfondo integratore in grado di permeare tutte le discipline e il “fare scuola” quotidiano. Alcuni, inoltre, pur avendo letto le indicazioni nazionali e le molte circolari che caldeggiano queste modalità di approccio, evitano di trattare “certi” argomenti perché reputati troppo difficili o non consoni all’età dei bambini.

Parallelamente, l’innovazione didattica non mi pare ancora “assorbita” e il fare scuola risulta sempre troppo legato a scadenze e a programmi che non ci sono più.

La “lentezza” tanto agognata da Gianfranco Zavalloni non è ancora stata assimilata, così come la necessità di dare più tempo a tutti i bambini nel rispetto della loro crescita, delle loro difficoltà e della condivisione. La conversazione e la lettura quotidiana di testi da parte dell’insegnante – nella mia classe si svolgono nell’“angolo morbido” – sono pratiche assai poco diffuse anche nella scuola dell’infanzia. Molti colleghi, quando racconto questo mio modo di affrontare la giornata scolastica, spesso mi chiedono se non mi “fa perdere tempo” per “andare avanti” con altre attività. Pochi giorni fa, a Trento, ho invece trovato alcuni insegnanti che per iniziare la mattinata scolastica utilizzano il “dado dell’amore o della pace”. Trovo questa “gioco” molto stimolante e penso che a breve lo proporrò ai miei bambini.

Un’altra cosa di cui mi sono accorta durante gli interventi di formazione è che difficilmente si ragiona o si propongono attività in un’ottica di sviluppo delle competenze. Mi rendo perfettamente conto – anche perché l’ho vissuto in prima persona – delle difficoltà a riadattare una pratica portata avanti per anni; tuttavia i necessari ripensamenti dell’azione didattica mi sembrano ancora troppo “subìti” e non “agìti”. Per quanto riguarda poi la didattica della lingua, nella maggior parte dei casi il metodo utilizzato per l’apprendimento della lettura e della scrittura è piuttosto rigido e non in linea con le ricerche dello sviluppo evolutivo del bambino e le recenti scoperte delle neuroscienze riguardo alle competenze specifiche utili a tale insegnamento. Il bambino non sempre viene messo al centro dell’azione educativa, il fulcro da cui partire, ma spesso è ancora concepito come “vaso da riempire e non fuoco da accendere”. Mi è capitato tante, troppe volte di vedere facce perplesse di fronte ai tentativi di scrittura ancora incerti dei bambini della scuola dell’infanzia e della primaria. Perché non solo i genitori ma anche alcuni insegnanti pensano ancora che sia la scuola a dover gettare le basi degli apprendimenti in un’ottica poco attenta ai vissuti e alle esperienze pregresse. Questo avviene molto spesso anche con quei bambini che arrivano da altri paesi, dove la “negazione” o il “non riconoscimento” di una vita vissuta “altrove” causa problemi legati all’inserimento e li fa sentire poco compresi e accettati.

Da quello che ho potuto ascoltare e condividere con alcuni colleghi, anche l’ambiente-scuola e la cura dell’aula sono spesso influenzati negativamente da una serie di norme di sicurezza che vanno contro quella che dovrebbe essere la gestione dello spazio-aula. Spesso, un po’ ovunque, i dirigenti amministrativi e i responsabili della sicurezza negano agli insegnanti la possibilità di attaccare cartelloni, carte geografiche e manufatti, applicando alla lettera norme che dovrebbero invece essere riviste. Assurdo, quando poi armadi, scaffali, banchi e sedie in dotazione risalgono a diversi decenni fa e sono tutto fuorché sicuri e a norma…

Penso che la scuola debba ancora crescere e sia necessario lavorare sulla formazione degli insegnanti aiutandoli a porsi domande e stimolandoli verso nuove conoscenze. Nello stesso tempo, tuttavia, temo che imporre la formazione non sia la strada giusta. A mio parere sarebbe molto meglio – e questo è stato più volte condiviso dai gruppi di docenti con i quali ho lavorato – prevedere all’interno delle scuole gruppi guidati da esperti in grado di supervisionare il lavoro di rinnovamento e revisione della didattica. Insomma, forse la strada è stata segnata ma si presenta ancora impervia e piena di ostacoli.

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* Maestra a Genova, si occupa di intercultura e di plurilinguismo e di progetti di promozione della lettura. È autrice di “Una scuola tante lingue. Lavorare in una classe multiculturale” (introduzione di Graziella Favaro, Junior-Mce, Biblioteca di lavoro dell’insegnante, Gennaio 2013)

EMERGENZA TERREMOTO CENTRO ITALIA

Sono passati pochi giorni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia: ci sono state molte vittime e numerosi feriti. Paesi rasi al suolo, cumuli di macerie, persone disperse e migliaia di sfollati. “E’ un dramma, in provincia di RIETI. AMATRICE un paese devastato dalla scossa di magnitudo 6.0, che ha travolto anche ACCUMOLI, ARQUATA e la frazione PESCARA del TRONTO, Distrutta. L’epicentro del sisma è stato a 4 chilometri di profondità nei pressi di Accumoli. Moltissime le persone che sono state colpite dal terremoto. Crollati palazzi, chiese, statue e monasteri, il territorio è cambiato, una situazione veramente drammatica, una tragedia dove gli aiuti rischiano di essere insufficienti. 

Molte le iniziative di solidarietà per aiutare le vittime e gli sfollati delle provincie di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia. I bisogni sono moltissimi e al momento molti vivono in campi di fortuna o all'aperto. Anche noi di DSF non vogliamo perdere il tempo per aiutare la popolazione, fornendo un concreto aiuto prima dell'arrivo dell'autunno che porterà ulteriore criticità. È immediatamente scattata la macchina della beneficenza per soccorrere le vittime e gli sfollati del terremoto che ha colpito il centro Italia. Da tutta Italia stanno arrivando iniziative e aiuti umanitari, la protezione civile è presente con i suoi operatori continuamente ininterrotamente.

Come già in occasione di altri eventi tragigici DSF aveva promosso delle iniziative per il Terremoto in Emilia Romagna e per il terremoto in Nepal. DSF ha deciso di promuovere una raccolta fondi immediata che sarà destinata alla ricostruzione di edifici scolastici, per aiutare, gli alunni, i Dirigenti Scolastici e gli insegnanti nella ricostruzione della comunità scolastica e al ripristino veloce delle condizioni di normalità. 

È possibile effettuare un versamento con causale “Contributo Terremoto Italia" attraverso il conto corrente 
BANCA ETICA IT46T0501812101000000175233

                                                                                    

Per info: scrivere ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Una nuova aula informatica a XHEMAIL KADA

Sono stati consegnati ieri alla scuola Xhemail Kada del quartiere di Shtat Shatore (Peje/Pec – Kosovo) i 10 computer e la stampante multifunzione per allestire l’aula di informatica. L’iniziativa è parte del progetto “Anche a Shtat Shtatore…tutti a scuola!” promosso da Docenti Senza Frontiere in collaborazione con l’Associazione Trentino con i Balcani e l’Istituto Comprensivo Aldeno Mattarello. Erano presenti il Sindaco Gazmend Muhaxheri, l’Assessore all’istruzione Besim Avdimetaj, il coordinatore e la amministratrice di ATB in Kosovo Elbert Krasniqi e Shpresa Sefaj e ovviamente il direttore della scuola Nimon Alijaj.

IL PROGETTO
ll progetto promosso da Docenti Senza Frontiere, in collaborazione con ATB e con il contributo della Provincia Autonoma di Trento, mira a favorire la diminuzione dell’abbandono scolastico e i processi di inclusione sociale degli alunni della scuola “Xhemail Kada” di Pejë/Peć. In particolare, esso intende sostenere e rinforzare l’attività didattica degli insegnanti della scuola, anche in linea con quanto stabilito dall’Action Plan per l’integrazione delle comunità rom, ashkali ed egiziana del Kosovo (2009–2015) elaborato dal governo di Pristina. Si intende perciò agire sia a livello didattico-educativo sia nei confronti delle famiglie e della comunità, in modo da favorire quei processi di inclusione socio-economica necessari allo sviluppo locale. Per questo il progetto vede coinvolti alcuni partner locali fondamentali, quali il Comune di Pejë/Peć e l’Associazione Trentino con i Balcani che da anni collabora con la scuola del quartiere di Shtat Shtatore.

Il progetto prevede percorsi di formazione ed aggiornamento per insegnanti, 2 campi estivi di animazione, un laboratorio annuale di narrazione e fiabe appartenenti al patrimonio delle culture presenti in Kosovo, un laboratorio annuale sui diritti umani e diritti dell’infanzia ed una serie di iniziative ed interventi di tipo socio-culturale rivolte al quartiere di Shtat Shtatore ed alla scuola Xhemail Kada.

(a cura di Paola Filippi)

E’ sempre possibile spingere la storia nella direzione opposta

Aspettatevi di essere trasportati in un altro mondo, non come in un sogno, anzi piuttosto in un incubo, di quelli da cui non riuscite a svegliarvi. Vi ci sarete accostati volontariamente decidendo di andare a vedere uno spettacolo e, a dirla tutta, all’inizio vi sarà sembrato molto divertente ma poi, all’improvviso, i due attori in scena hanno iniziato a martellarvi la testa con descrizioni, immagini, dialoghi di una tale crudeltà e a tal punto strazianti che avreste preferito tornare a casa e dimenticare tutto. Era difficile però perché le parole dette erano pesanti come macigni nonostante fossero state evocate da solo due persone, vestite semplicemente, in nero, senza maschere, senza trucco, senza oggetti, senza scenografia: parole e gesti gli unici strumenti a loro disposizione e una storia da raccontare.
La storia è quella della guerra nella ex Jugoslavia, una storia che è entrata di diritto nel libro del guinness dei primati; una rarità per un conflitto che, a dispetto di quanto la vicinanza geografica all’Italia e la prossimità temporale lascerebbero supporre, resta pressoché dimenticato: troppo recente per essere studiato e troppo vecchio per essere ricordato. Per essere attivi osservatori dei record raggiunti da quella guerra, immaginate di trovarvi a un tavolo di Poker Texas hold’em con 4 giocatori: la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam e la guerra nella ex Jugoslavia. La prima tira una carta: su 100 morti, 90 in divisa e 10 civili. Risponde la seconda: i civili morti ogni 100 persone si impennano a 67. Il Vietnam è però forte della sua carta: 80 civili ogni 100 morti. È però la carta della ex Jugoslavia a puntare un “all-in” e a vincere con ben 95 civili morti ogni 100. È record. Così come lo sono il più alto numero di italiani morti nel conflitto dopo la seconda guerra mondiale, con o senza la divisa, e il più lungo assedio nella storia bellica moderna, quello di Sarajevo, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.
Dinanzi a cotanti numeri da guinness, non potevano esserlo da meno i protagonisti di queste storie, veri e propri eroi e campioni di umanità che la guerra e l’odio etnico-religioso non hanno intaccato, a Srebrenica come a Sarajevo, o in altri luoghi ben meno noti e sotto i riflettori mediatici del conflitto. Storie vere, testimonianze dirette raccolte dal registratore di una cardiologa volontaria in Bosnia durante la guerra civile, Svetlana Broz, e trasformate in un volume. Un cognome celebre quello dell’autrice che non delude le aspettative: la dottoressa Broz è la nipote di quel maresciallo Tito che dal secondo dopoguerra al 1980 fu l’indiscusso presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Serbi, croati, bosniaci-musulmani, macedoni e albanesi, tutti vestono le parti delle vittime e dei carnefici nei diversi episodi tratti dal libro della Broz e raccontati da questo spettacolo teatrale-documentario portato in scena da Marco Cortesi e Mara Moschini ovunque ce ne sia richiesta in tutta Italia (e non solo). L’intento? Fare memoria dell’ultima sanguinosa guerra nei Balcani indagando sulla soggettività di ogni individuo all’interno del conflitto, come lo stesso titolo dello spettacolo ricorda “La scelta. E tu cosa avresti fatto?”. L’eroismo non si apprende da un film, né esiste una scuola che lo insegna, è una scelta personale. Quella di unirsi o meno alla bestialità della guerra e decidere se vedere la persona al di là degli abiti indossati o del simbolo religioso al collo. Una divisa quella indossata anche dai caschi blu della missione UNPROFOR dell’ONU, una Protection Force (forza di protezione) secondo le intenzioni del Palazzo di Vetro che la istituì nel 1992 ma con un mandato internazionale talmente debole che i suoi uomini furono percepiti quali “oggetti inutili e fermi”: anch’essi, singolarmente e come persone, avrebbero potuto fare una scelta diversa. Ciascuna persona nel conflitto, così come ognuno degli spettatori nel mondo avrebbe potuto scegliere diversamente, perché “quando in gioco c’è la vita o la morte il dilemma tra ‘non voglio’ e ‘non posso’ diventa molto, molto più semplice” da sciogliere. È a questo punto che la scena in cui agiscono gli attori si allarga al di là del conflitto raccontato, e ci riporta alla quotidianità, a quel non poter agire sui meccanismi della corruzione, della discriminazione, della violenza, dello sfruttamento a cui spesso assistiamo come osservatori passivi, senza scegliere di essere se non per forza degli eroi, per lo meno cittadini coscienti e impegnati. Non possiamo o non vogliamo?

Miriam Rossi
Docenti Senza Frontiere

FAUSTO DE STEFANI A TRENTO

Fausto de Stefani a Trento per la sensibilizzazione ai bambini e ai docenti, sul Nepal. 
Si è svolto stamattina giovedì 1 ottorbre 2015, dalle 10.15 alle 12 circa, un incontro speciale tra i bambini e insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Mattarello e Aldeno, nell’aula magna, e l’alpinista Fausto de Stefani.Ad accompagnarlo c’era il video giornalista trentino Alessandro Tamanini. L’incontro nasce a seguito di una iniziativa di solidarietà amministrata da Lorenza Nardelli, ex insegnante di scuola materna e collaboratrice presso i laboratori di attività opzionali con l’insegnante dell’Istituto Comprensorio Mattarello Aldeno, Daniela Zendri, nei quali i bambini delle classi 4° e 5° elementare hanno creato 4 arazzi impreziositi da materiali di riciclo e fantasia patchwork sul motivo delle quattro stagioni. I 4 arazzi sono stati successivamente posti in vendita di beneficienza durante la “Sagra dei Santi Anzoi” che si è svolta nel periodo 29 agosto – 7 settembre, con il tema “ la bellezza”. Gli arazzi sono stati esposti in una macelleria dismessa, e ridimensionata ad uso sociale e suggestivo. I fondi raccolti sono stati donati oggi a Fausto de Stefano, dalCOPAG, attraverso il Presidente Alessandro Nicolli e un arazzo volerà in Nepal, nella scuola RARAHIL MEMORIAL SCHOOL, insieme ai fondi e al progetto di Fausto de Stefani. Presenti alla cerimonia anche la Dirigente scolastica e la vice preside.

In seguito al racconto di sensibilizzazione di Fausto de Stefani, si è assistito a un video – testimonianza sulla scuola RARAHIL MEMORIAL SCHOOL, e alle testimonianze della tragedia del 25 aprile 2015,nella quale il terremoto scala 7.9 ha devastato Kathamandu e i suoi dintorni. A tal proposito, l’ASSOCIAZIONE DOCENTI SENZA FRONTIERE, situata nella sede dell’Istituto Comprensorio Mattarello Aldeno, ha colto l’occasione, con i suoi rappresentati, per presentare il progetto umanitario per la RARAHIL MEMORIAL SCHOOL. Il progetto prevede di realizzare i seguenti obiettivi :

  • Riqualificare e migliorare le azioni formative scolastiche e comunitarie dirette ai bambini, adolescenti, famiglie vulnerabili che fruiscono degli ambienti scolastici della RARAHIL MEMORIAL SCHOOL, dell’ambulatorio pediatrico, mensa e convitto;
  • Potenziare la connettività, la qualità dei servizi e delle prestazioni del sistema scolastico attraverso dotazioni di strumenti di Open Data, rivolti anche all’armonizzazione dei processi cognitivi di apprendimento permanente;
  • Promuovere attraverso la formazione tecnica incontri, seminari e workshop tematiche di didattica, pedagogia, educazione, salute, igiene, capacity building con spazi modulari e flessibili nell’empowermant del personale docente e non docente;
  • E-governmant e amministrazione digitale come capacità istituzionale e scambi interattivi con partner attuali e futuri in una dimensione innovativa e internazionale;
  • Incrementare l’attuale calendario di attività didattiche per una scuola “ smart school”, ( eco-friendly);
  • Ridurre il fallimento formativo precoce, nella dispersione scolastica e formativa, dovuta alla catastrofe naturale del terremoto e agli indicatori delle basse condizioni socio-economiche di vita esistenti.

Per maggiori informazioni contattare Docenti Senza Frontiere.

"Ogni tanto il sogno ti fa volare” – Fausto de Stefani

redatto: Isabella Chirico

VINICIO ONGINI OSPITE LUNEDÌ 5 OTTOBRE 2015

Fiabe senza frontiere: lunedì 5 ottobre 2015 per promuovere pratiche inclusive e un approccio didattico per competenze all'interno del progetto di cooperazione allo sviluppo denominato “Anche a Shtat Shtatore…Tutti a scuola! promosso da Docenti Senza Frontiere in Parteneriato con l'Associazione Trentinco con i Balcani. Un progetto per l’inclusione e il successo scolastico dei bambini e delle bambine di Peje/Pec, in Kosovo” alcuni colleghi kosovari e docenti trentini incontreranno Vinicio Ongini, maestro per vent'anni .che attualmente lavora presso l'Ufficio Integrazione degli alunni stranieri del Ministero dell'Istruzione.
La fiaba rappresenta il contenitore ottimale per facilitare l'incontro di ambienti e personaggi che appartengono a culture diverse: l'approccio narrativo della fiaba, proprio per le sue capacità di mettere in moto nei bambini dinamiche proiettive e identificative, consente di veicolare la conoscenza dell'altro, che costituisce il presupposto necessario per affermare condizioni di pacifica convivenza e di accettazione reciproca.
Attraverso la fiaba i bambini scoprono valori comuni e iniziano ad appropriarsi di comportamenti tolleranti e accoglienti verso i compagni di provenienza diversa.
L'intervento di Ongini il punto di partenza per la costruzione di un percorso didattico sulla fiaba rivolto a promuovere scambio di buone pratiche e inclusione scolastica.

LUNEDI' 5 OTTOBRE ORE 14.30 PRESSO AULA MAGNA SCUOLA PRIMARIA DI MATTARELLO

Ma davvero la Storia è maestra di vita?

“Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.
Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.
Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo. “

...

Le strofe di questa poesia sembrano scritte da un autore contemporaneo e descrivono con intense parole e drammatica oggettività quello che tutti i giorni da giorni ci viene mostrato sui giornali e dai mass media. Ma non raccontano di Siriani o di Albanesi.
In realtà è una delle tante poesie scritte da Edmondo De Amicis, “Gli emigranti” , pubblicata in una raccolta del 1880. E parla di Italiani. Di Italiani che migrarono. Il testo poetico è stato citato da Vincenzo Passerini, autore del libro “Ricordati che sei stato straniero anche tu” edito da Il Margine, all'interno della manifestazione Medita, mostra dell'Editoria trentina a Trento.

Buon Anno Scolastico

Nessuno educa nessuno,

nessuno educa se stesso,

gli uomini si educano tra loro

con la mediazione del mondo

(Paulo Freire)


Cari Docenti Senza Frontiere, a voi tutti l'augurio più caro dell'Associazione per il nuovo anno scolastico, che sia un anno di vera”buona scuola”in cui ognuno di noi che fa parte della comunità scolastica, studenti, docenti, genitori, possa imparare ancora di più ad essere-insieme-agli altri. L'augurio di educare i nostri alunni ad oltrepassare i propri confini, in un atteggiamento di solidarietà con le tante persone che in questi giorni con coraggio e dignità stanno “sconfinando”, abbandonando la terra di origine, andando oltre, incontro al nuovo: che tutti possiamo sentirci impegnati nel far cogliere e rafforzare con il nostro lavoro le interdipendenze positive che ci legano come appartenenti ad un'unica umanità e favorire, attraverso l'insegnamento, la costruzione di una convivenza nella quale vengano promossi i diritti di tutti. Buon anno scolastico a tutti!

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